LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Ciclismo: il Tour de France torna a tingersi d’azzurro con Riccardo Riccò

Pubblicato da peppecaridi su 10, Luglio, 2008

http://www.meteoweb.it/images/RiccardoRicco.PNGLa tappa con il primo arrivo in salita della novantacinquesima edizione del Tour de France, nella località sciistica di Besse nel Massiccio Centrale, se conclusa con una volata per il ristretto gruppetto degli uomini di classifica che erano arrivati tutti appaiati a 400 metri dal traguardo. Ma proprio lì Riccardo Ricco s’è lanciato per primo e ha fatto il vuoto: il modenese haottenuto così il primo successo della sua giovane carriera al Tour de France.

Riccò, soli 24 anni, quest’anno s’era già imposto in due frazioni del Giro d’Italia, a Tivoli e Agrigento. Era arrivato secondo nella classifica generale, perdendo per poco meno di due minuti da Contador (1′57” per l’esattezza) il sogno rosa, ma vincendo comunque la classifica di miglior giovane, quella della maglia bianca.

Dopo una settimana di riposo è tornato in sella e ha deciso di correre il Tour de France: è uno dei pochi corridori che stanno gareggiando in Francia dopo le fatiche della “corsa rosa” che s’è conclusa a Milano poco più di un mese fa.

Un corridore Italiano è tornato così al successo alla “Grand Boucle”, la gara ciclistica più prestigiosa del mondo, “la madre di tutte le grandi corse a tappe” come amano definirla i francesi e molti corridori che sono particolarmente affezionati al Tour che però, in quest’edizione, ha dovuto imitare il Giro d’Italia per movimentare la prima parte che era spesso caratterizzata da lunghe tappone pianeggianti, noiose, monotone, adatte esclusivamente ai velocisti.

Già per questo motivo possiamo trovare un pò d’azzurro in questo Tour che ha una struttura rivoluzionaria rispetto alla sua storia e molto più simile al Giro, ma anche i corridori italiani presenti nelle varie squadre sono rispettabilissimi: Damiano Cunego e Riccardo Riccò su tutti, ma anche Leonardo Piepoli, Marzio Bruseghin, Filippo Pozzato, il messinese Vincenzo Nibali, Matteo Tosatto e molti altri ancora. Cunego punta dichiaratamente alla vittoria finale: è uno dei favoriti insieme a Valverde, Evans, Sastre, Menchov e i fratelli Schleck. Riccò riveste il ruolo dell’outsinder e ha già vinto una tappa di montagna.

“Forza Riccardo, vai”: con quest’urlo Auro Bulbarelli nella diretta televisiva su Rai3 ha guidato Riccò alla vittoria regalando a tutti gli Italiani in quel momento collegati sull’arrivo di Besse, quella sensazione di ritrovata identità nazionale intorno ad un corridore su due ruote, come non accadeva dai tempi del mai troppo rimpianto Marco Pantani.

Riccò sa regalare emozioni simili a quelle del Pirata, e dietro quel “Forza Riccardo” tutto un Paese ha trattenuto il fiato per poi gioire insieme al giovane emiliano della Saunier Duval.

L’Italia negli ultimi anni è in difficoltà per quanto riguarda le affermazioni ciclistiche sulle strade del Tour. Nelle otto edizioni dal 2001 a oggi, i corridori azzurri hanno vinto solamente 12 tappe compresa l’ultima di Riccò. La sinfonia era completamente differente negli anni ‘90, quando in 11 edizioni (tra 1990 e 2000) furono 48 le affermazioni di ciclisti Italiani grazie alle volate di Cipollini, ai successi di Bugno, Chiappucci, Argentin, Bontempi e Cenghialta nella prima metà del decennio e poi di Pantani (8 tappe), Guerini, Commesso e Bettini nella seconda metà.

I trionfi di Pantani (che portò a casa la maglia gialla nel 1998 e che è stato l’unico corridore a contrastare seriamente Lance Armstrong durante il suo dominio lungo 7 anni quando nel 2000 riuscì addirittura a staccarlo e rifilargli un minuto!) sono ancora vivissimi nella mente di ognuno di noi: quegli scatti, quelle emozioni, quei brividi di passione che solo lo sport sa regalare si sono però purtroppo trasformati in momenti di tristezza, sconforto, scetticismo, sospetto e diffidenza nei confronti del mondo del ciclismo e dello sport in generale a causa della tragedia personale proprio del “Pirata” di Cesenatico che può essere definito il più grande idolo sportivo tricolore degli ultimi decenni, se non di sempre.

Abbiamo provato, dopo la sua scomparsa, ad appigliarci alle luci di speranza che il mondo del ciclismo ci ha saputo regalare: Damiano Cunego prima, Ivan Basso e Danilo di Luca poi, e – oggi – Emanuele Sella e Riccardo Riccò.

Ci identifichiamo tutti in quel “Forza Riccardo” in quanto urlo di gioia ma anche di speranza: speranza di non rimanere delusi anche stavolta.

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