LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Archivio per 9 Luglio 2008

Il lungomare si rifà il look in vista dell’inizio di “Reggio Estate 2008″

Pubblicato da peppecaridi su 9, Luglio, 2008

http://www.meteoweb.it/images/reggiolungomare/19.JPG

di Peppe Caridi

Il Comune ha investito altri 25 mila euro per riparare i danni causati da vandali e delinquenti che negli ultimi mesi hanno deturpato alcuni angoli caratteristici del Lungomare devastando la pavimentazione, fulminando le lampadine distruggendo i faretti, imbrattando i muri con scritte spesso volgari, smontando e distruggendo le panchine.

In un paio di giorni, a scanso di imprevisti, il “Chilometro più bello d’Italia” sarà tirato a lucido come se fosse nuovo considerato che proprio oggi, giovedì 10 luglio, inizieranno i lavori di manutenzione straordinaria gestiti dalla Multiservizi Spa: ce lo comunica, con una nota, Giuseppe Azzarà, Capogruppo di Alleanza Nazionale alla prima Circoscrizione (Centro Storico): “La giunta Scopelliti ha tanti occhi puntati su Reggio Calabria e sui reggini. La bellezza storica paesaggistica e culturale della città e il bene comune dei cittadini sono le priorità della squadra di palazzo San Giorgio che è intervenuta ancora una volta per migliorare il volto solare della nostra terra. Dopo le segnalazioni della I Circoscrizione e del Presidente Giuseppe Altobruno anche il lungomare Falcomatà subirà un Restyling, che inizierà oggi e per il quale l’Amministrazione Comunale ha disposto 25.000€ . La passeggiata con l’affaccio sul mare più suggestivo d’Europa, sarà soggetta a lavori di manutenzione straordinaria gestiti dalla Multiservizi Spa che ha segnalato lo stato di degrado e abbandono in cui versa “il più bel chilometro d’Italia”. I necessari interventi, mirati alla riqualificazione e alla valorizzazione del patrimonio urbanistico, al recupero e alla conservazione dei beni che contribuiscono a definire positivamente le potenzialità e l’immagine del nostro territorio, riguardano nello specifico la tinteggiatura di tutte le pareti e delle sedute con le tonalità di colore esistenti; la sistemazione della pavimentazione e dei rivestimenti in pietra di porfido; la sistemazione dell’impianto elettrico e di illuminazione; il ripristino dei cestini portarifiuti, delle panchine in graniglia di cemento e di quelle in legno e ghisa e la pulizia dei rivestimenti in pietra di marmo. Un plauso all’Amministrazione Comunale e all’Assessore Caridi per questo lavoro non poteva non giungere da noi, maggioranza della I circoscrizione, poiché il lungomare del centro storico di Reggio è il luogo in cui soprattutto d’estate si passeggia per ammirare o addirittura per divenire un tutt’uno con il mare, con gli alberi esotici e con l’aria frizzante della città della gioia.”


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La postazione di Rtl 102.5 durante l'estate 2007: da lunedì 21 luglio, per un mese abbondante (fino al 24 agosto) anche quest'anno la radio di "Very Normal People" trasmetterà dall'Arena Ciccio Franco.


http://www.meteoweb.it/images/reggiolungomare/17.JPG

Il Lungomare di Reggio Calabria

Fotografie di Peppe Caridi

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Anche Azione Giovani esprime soddisfazione per il wireless sul Lungomare di Reggio Calabria

Pubblicato da peppecaridi su 9, Luglio, 2008

http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/01/ag02.png“Reggio Wireless”: grande soddisfazione per la realizzazione di un progetto proposto e sostenuto da Azione Giovani.
“Allargheremo il wi-fi a 15 piazze della città”

Con estremo piacere oggi possiamo ritenerci soddisfatti della realizzazione del progetto che proprio noi di AG avevamo proposto nel programma elettorale delle amministrative del maggio 2007.
La realizzazione di “Reggio Wireless” evidenzia la vicinanza di quest’Amministrazione ai problemi e agli interessi dei giovani, e testimonia la capacità realizzativa di Azione Giovani che dopo il successo elettorale dell’anno scorso (due consiglieri comunali nelle figure di Daniele Romeo e Beniamino Scarfone e una decina di consiglieri nelle varie circoscrizioni) ha continuato a lavorare per il bene della città portando avanti le istanze dei giovani e sostenendo il progetto di città turistica che il sindaco Scopelliti ha avviato già dalla sua prima legislatura.
Nel Consiglio Comunale di insediamento sulle linee programmatiche, Daniele Romeo, consigliere comunale di AG, ha esposto le motivazioni della nostra idea ed elencato i numerosi vantaggi del wireless in via marina. Oggi che “Reggio Wireless” è attivo dopo appena un anno scarso dalla nostra proposta, grazie alle competenze ed alle professionalità della Rete Civica Comunale, possiamo ritenerci estremamente soddisfatti. Il Lungomare diventa oggi un luogo ancora più multifunzionale e grazie al collegamento ad internet (che, teniamo a ribadirlo, è assolutamente gratuito), chiunque potrà leggere le proprie email, navigare in rete, informarsi, “chattare” con gli amici, telefonare con skipe, lavorare ecc. comodamente coricato su una sdraio dei lidi tra un tuffo e l’altro nel nostro splendido mare dello Stretto.
Quello che è stato fatto è già molto importante, ma dobbiamo andare avanti. Estenderemo il progetto di connettività gratuita dal lungomare a 15 piazze della città, nel centro e in periferia, affinché i nostri luoghi di aggregazione siano sempre più multifunzionali. Dare al cittadino e al turista la possibilità di utilizzare internet, ormai fondamentale per la vita di tutti i giorni, in luoghi pubblici frequentati intensamente come le piazze di una città come Reggio, dal clima mite, che vive di attività all’aperto è secondo noi molto importante.

Ufficio Stampa Azione Giovani – Reggio Calabria

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ASTRONOMIA STORICA: L’ENIGMA DI NABTA

Pubblicato da peppecaridi su 9, Luglio, 2008

di Adriano Gaspani

http://stardate.org/images/egypt/nabta03.jpgMolto prima che gli antichi Egizi costruissero le piramidi, un’antica quanto poco nota popolazione costrui’, in Egitto elaborate strutturemegalitiche astronomicamente significative ed allineate verso i punti di
sorgere del Sole e di alcune stelle. Linee di megaliti ed anelli di pietre furono eretti circa 6000 anni fa nella parte meridionale del deserto del Sahara; essi risultano i piu antichi allineamenti finora scoperti. Il ben piu’ noto megalitismo europeo risulta essere di circa 1 millennio
piu’ recente rispetto alle strutture nordafricane.
Durante la fase piu’ recente del Pleistocene, il deserto del Sahara, ad ovest del fiume Nilo, nell’Egitto meridionale fu caratterizato da una eccezionale aridita’ e quindi fu tanto inospitale da non permettere la sopravvivenza di qualsiasi tipo di insediamento umano.
Nel 9000 a.C. circa, le pioggie monsoniche estive tipiche dell’Africa centrale, iniziarono a spostarsi e a cadere anche sull’area egiziana rendendo fertile e verde il territorio; a seguito di questa abbondanza d’acqua si formarono numerosi laghi circondati da spiaggie. La regione di Nabta e’ una depressione a forma di mezzaluna che risulta essere quella di maggiori dimensioni nell’Egitto meridionale; le suedimensioni sono circa 10 x 7 Km.
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/55/Nabta-Egypt_NL.jpg/200px-Nabta-Egypt_NL.jpgNel 1998, in quella regione, durante una spedizione congiunta americana-
-polacca-egiziana formata dagli americani J. McKim Malville, astrofisico, F. Wendorf, antropologo, dal geologo egiziano A. Al Mazar e dall’archeologo polacco R. Schild, vennero scoperte alcune consistenti strutture megalitiche formate da monoliti di dimensioni medie e medio-piccole, dell’ordine del metro, risalenti al Neolitico medio e a quello recente tipico di quell’area,  le quali suggeriscono l’esistenza, in quella zona, tra il V e il IV millennio a.C. di alcune comunita’ strutturate e ben organizzate dal punto di vista sociale e politico dotate quindi di una societa’ complessa, dedite prevalentemente alla pastorizia e all’allevamento del bestiame, in cui sembra essere stata presente una consistente componente religiosa.
La datazione, di svariati reperti di origine organica, reperiti nelle immediate vicinanze delle strutture megalitiche, ed eseguita mediante il
metodo del radiocarbonio (C14) ha permesso di stabilire che, mediamente, le strutture risalgono al 4000 a.C.
Va ricordato che intorno al 2800 a.C. le pioggie monsoniche si spostarono di nuovo verso latitudini piu’ meridionali, durante l’ultima fase del Neolitico africano, rendendo la zona di Nabta di nuovo estremamente arida ed inabitabile.
Dal punto di vista paleoclimatico, e’ noto dall’analisi dei sedimenti presenti nella depressione di Nabta, ma piu’ in generale in tutto il Sahara orientale, che durante l’Olocene si verificarono tre importanti periodi
umidi, testimoniati dalla presenza di spessi depositi stagionali di melma ricca di materiale organico che e’ stato possibile datare con il metodo del C14, ottenendo oltre 100 valutazione della collocazione cronologica dei sedimenti.
http://www.phy.olemiss.edu/~luca/astr/Topics-Introduction/Images/siteBigHornMedWheel_244x160.jpg I tre episodi umidi si verificarono nel Neolitico antico, medio e recente, rispettivamente, e furono separati da due periodi di grande aridita’, tra il 5300 e il 5100 a.C. e tra il 4700 e il 4500 a.C. quando il livello medio raggiunto dall’acqua nel sottosuolo era comparabile con quello attuale.
I depositi molmosi solidificati furono erosi dal vento e gli interstizi che si formarono furono successivamente riempiti dalla dune di sabbia.
Le strutture megalitiche presenti nella depressione di Nabta furono
costruite nei sedimenti che si depositarono tra il 5000 a.C e il 4700 a.C., cioe’ verso la fine del Neolitico medio di questa zona.
Lo sviluppo delle culture neolitiche in quella zona fu quindi possibile solamente entro una ristretta finestra temporale ampia tuttalpiu’ poco piu’ di un millennio.
Alcuni piccoli gruppi familiari di pastori, avrebbero comunque potuto aver gia’ popolato la depressione di Nabta durante le piovose estati degli anni appartenenti al IX millennio a.C.
Gli insediamenti neolitici mostrano tracce di occupazione ripetuta lungo svariati millenni durante l’estate piovosa, quando l’acqua diventava sufficiente per garantire la sopravvivenza agli uomini e agli animali.
Tra il 6100 e il 6000 a.C. durante il Neolitico antico, venne prodotta una rilevante quantita’ di rifiuti antropici, essi, dopo opportuna datazione hanno permesso di confermare la presenza, in quell’area, di consistenti gruppi umani che edificarono un insediamento formato da 18 abitazioni organizzate in due o tre file disposte in linea retta, di cui rimangono i resti archeologici.
L’insediamento conteneva anche alcuni pozzi di rilevanti dimensioni larghi 4 metri e profondi 3 metri che richiesero, per essere scavati, un lavoro ben organizzato e ben diretto.
La presenza dei pozzi risulta importante in quanto essi potrebbero aver consentito alle comunita’ locali di vivere in quel luogo per l’intero anno e non solo durante la piovosa estate, estraendo l’acqua dal sottosuolo.
http://astro.wsu.edu/worthey/astro/html/im-lab/nabta-megalith.jpgLa costruzione organizzata dei pozzi indica quasi certamente l’emergere in quel periodo di una comunita’ ben strutturata socialmente, la quale avrebbe poi reso possibile la progettazione e la costruzione delle strutture megalitiche durante il successivo Neolitico recente.
I reperti archeologici raccolti, sono costituiti prevalentemente da
frammenti di manufatti ceramici, ossa di gazzella, di sciacallo, di lepre e di altri piccoli mammiferi.
I siti archeologici mostrano la presenza di alcuni tumuli di pietre che ricoprono sepolture di capi di bestiame.
La sepoltura cerimoniale di bestiame da carne e da latte risulta unica nel suo genere e potrebbe testimoniare che i bovini fossero ritenuti sacri proprio per il fatto che potevano garantire la sopravvivenza degli esseri umani, in un luogo cosi’ inospitale, fornendo carne e latte ed essere utilizzati anche come mezzo di trasporto.
A Nabta esistono due tipi di tumuli all’interno dei quali, gli scavi
archeologici, hanno permesso di reperire ossa disarticolate di bovini.
Il tipo piu’ comune e’ composto da un cumulo di blocchi di arenaria non
lavorata i quali semplicemente ricoprono un deposito di ossa disarticolate che corrispondono ad uno o al massimo due bovini.
Il materiale organico contenuto di uno di questo tumuli e’ stato datato, mediante il metodo del C14, ottenendo una collocazione cronologica pari al 3500 a.C. con un incertezza di 160 anni in piu’ o in meno.
Il secondo tipo di tumulo e’ piu’ raro, ma anche piu’ interessante in quanto, con rilevante probabilita’, corrisponde alla sepoltura di un bovino avvenuta dopo che lo stesso e’ stato macellato secondo una procedura rituale di rilevante significato ideologico per la comunita’.
In questo caso lo scheletro dell’animale, che generalmente e’ risultato essere un vitello, e’ completo e non disarticolato e la sepoltura e’ avvenuta disponendo il cadavere entro una piccola camera funeraria
pavimentata, composta da lastre di pietra e coperta da blocchi di arenaria locale.
Alcuni frammenti di legno rinvenuti nella pavimentazione di uno di essi, datati con il C14, hanno permesso di stabilire che il tumulo fu edificato nel 4470 a.C. con un’incertezza di 270 anni in piu’ o in meno.
Nella depressione di Nabta sono presenti numerose strutture di tipo megalitico formate da lastre di pietra, infisse verticalmente nella sabbia, che si addensano secondo alcune configurazioni di forma ovale.
Inizialmente si penso’ che tali strutture megalitiche potessero essere, analogamente a quanto accade in Europa, indicatori di sepolture in cui fossero stati posti i resti di qualche personaggio di alto rango all’interno della comunita’ locale.
Questo poteva essere vero, anche se gli scavi archeologici eseguiti su 5 stutture di questo tipo non hanno, pero’ restituito alcun resto umano.
Esiste pero’ la concreta possibilita’ che il materiale sepolto possa essere andato distrutto in seguito ai movimenti dell’argilla durante le varie inondazioni periodiche che si verificarono durante le estati piovose tipiche dei periodi umidi e quindi siano sopravvissute solamente le pietre di
maggiori dimensioni che erano piu’ difficili da erodere.
Un’altra interessante ipotesi e’ che le strutture ovali possano essere effettivamente state tombe predisposte per accogliere i resti mortali di personaggi di rilievo che pero’ sarebbero deceduti anzitempo in altri luoghi,
ad esempio lungo le lunghe piste nel deserto, prima di arrivare nell’area di Nabta; in questo caso le strutture avrebbero solamente rivestito la funzione di cenotaffio.
La datazione con il C14 ha permesso di collocare cronologicamente una di queste strutture al 2800 a.C. con un’incertezza media di 80 anni in piu’ o in meno.
Le strutture megalitiche presenti nell’area di Nabta costituirono con grande probabilita’ un centro cerimoniale Neolitico, il cui elemento piu’ importante sembra essere rappresentato da un circolo di formato da 29 monoliti di cui 4 coppie sembrano aver rivestito una particolare funzione.
Tutte le strutture presenti sono risultate astronomicamente orientate.
Queste strutture devono essere considerate di grande importanza dal punto di vista ideologico e testimoniano l’interesse che la culture neolitiche di Nabta ebbero per l’Astronomia e suggeriscono l’esistenza di culti e riti incui i corpi celesti avrebbero giocato un ruolo molto importante.
Oltre al circolo litico di rilevano 5 allineamenti formati da grosse
pietre che si irradiano da una struttura megalitica secondo 5 direzioni i
cui azimut astronomici sono pari a 24.3 gradi (struttura I), 25.0 gradi,
(struttura II), 28.0 gradi, (struttura III), 90.02 gradi (struttura IV),
126.0 gradi (struttura V).
Nel punto di convergenza delle 5 direzioni esiste una grossa pietra
modellata dall’uomo in modo da rappresentare, seppure rozzamente, la forma
di una mucca.
La sua posizione geografica, rilevata mediante tecniche satellitari GPS e’
22.50825 gradi di latitudine nord e 30.72533 di longitudine est.
Il monolito si immerge nella sabbia per 2 metri circa ed e’ tenuto eretto da
una coppia di pietre piu’ piccole che ne assicurano la stabilita’.
L’asse della grande pietra risulta essere orientato secondo una direzione che
devia di pochissimo dalla linea meridiana, qualche grado appena, verso
ovest.
Nel sottosuolo, a 4 metri di profondita’ il monolito a forma di mucca poggia
su una tavola di pietra lavorata dall’uomo, la quale mostra un
corrispondente analogo orientamento quasi meridiano.
Gli scavi hanno anche messo in evidenza che tali pietre non sono locali, ma
sono state trasportate da circa 500 metri di distanza recuperandole dal
deposito naturale di arenaria posto in quel luogo e poi deliberatamente
interrate nel terreno sedimentario durante la fase piu’ recente del
Neolitico dopo aver subito il rozzo processo di lavorazione.
Dal punto di vista archeoastronomico dall’analisi dei dati eseguita da
A. Gaspani utilizzando le misure originali ottenute da McKim Malville e
Wendorf risulta le cinque strutture megalitiche sono tutte astronomicamente
orientate, per un’epoca Neolitica risalente mediamente al 4000 a.C., epoca
utilizzata per l’esecuzione di calcoli astronomici.
In particolare se ci si pone presso il monolito a forma di mucca, dove si
incontrano tutte le direzioni di orientazione dei megaliti (struttura A)
e’ molto facile accorgersi che tale struttura doveva fungere, con grande
probabilita’ da punto di stazione da cui le 5 strutture megalitiche poste
circa da 500 a 1500 metri piu’ distanti potevano essere viste proiettarsi
lungo l’orizzonte naturale locale rivestendo il ruolo di punti di
collimazione utili a definire in maniera univoca la direzione di levata di
alcune stelle luminose ben visibili nelle notti terse e serene del deserto
egiziano.
Prendiamo in esame l’allineamento definito dal megalito A e dalla sequenza di
megaliti che vanno sotto il nome di struttura I.
Come abbiamo gia’ visto, l’azimut astronomico di orientazione, rispetto alla
direzione nord del meridiano astronomico locale, vale 24.3 gradi e
corrisponde bene al punto di levata della stella Alphecca, di magnitudine
visuale apparente pari a 2.31, nota anche con il nome latino di Gemma, nella
Corona Boreale.
Lo stesso accade, entro i limiti di incertezza delle misure, anche per la
direzione di collimazione tra la struttura A e il gruppo di megaliti II, in
quanto, in questo caso, l’azimut di orientazione arriva a 25.0 gradi.
Nel caso della struttura III, (Az=28.0 gradi) la collimazione avviene verso
il punto di levata della stella Arcturus (mv=0.24), nel Boote.
Prendiamo ora in esame la struttura IV, in questo caso la collimazione
eseguita dal monolito A avviene secondo un azimut astronomico pari a 90.02
gradi e conduce ad una coincidenza molto accurata con il punto di levata
della stella Antares (mv=1.22), nella costellazione dello Scorpione.
La linea di megaliti che va sotto il nome di “struttura V”, essendo
caratterizzata da un azimut astronomico pari a 126.0 gradi, collima molto
bene con il punto di levata delle stelle della Croce del Sud, all’orizzante
naturale locale.
Anche le direzioni opposte, quelle cioe’ ottenibili invertendo la sequenza
(punto di stazione)-(punto di collimazione) e quindi utilizzando il monolito
a morfologia bovina A come “mirino”, risultano astronomicamente
significative.
Ad essere marcati, questa volta, sono pero’ i tramonti delle stelle; infatti
entro i limiti stabiliti dagli errori di misura, le linee definite dalle
strutture megalitiche I, II, e III, collimano molto bene il punto di
tramonto della stella di prima grandezza Canopus (mv=-0.86) posta nella
costellazione della Carena.
La struttura megalitica IV collima invece il grande monolito A lungo una
direzione molto ben correlata con il punto di tramonto della stella Antares,
giu’ citata in precedenza come bersaglio dello stesso allineamento, ma nella
direzione opposta.
Questo avveniva in quanto nel 4000 a.C. Antares era un stella pressoche’
equatoriale quindi il suo sorgere ed il suo tramonto dovevano avvenire in
prossimita’ delle intersezioni della linea equinoziale, la direzione
Est-Ovest astronomica, con il cerchio apparente dell’orizzonte astronomico
locale, che nel deserto, a Nabta praticamente coincide con l’orizzonte
naturale locale.
La strutture megalitica V collima il monolito A verso il punto di tramonto
di Ras Ahlague, la stella piu luminosa (mv=2.09) della costellazione
dell’Ophiucus.
Ad un’analisi piu’ approfondita risulta esistere anche un sesto allineamento
(che chiameremo “linea VI”) uscente dalla roccia A e che, collimando due
strutture megalitiche allineate, risulta essere orientato verso il punto di
levata della stella Canopo, gia’ entrata in campo in precedenza nel caso
della linea relativa alle strutture I, II, III.
Nella direzione opposta, il target e’ di nuovo connesso con una vecchia
conoscenza, e cioe’ la stella Gemma (o Alphecca) che tramonta dietro la
roccia a forma di bovino.
Per ultimo va rilevato che la linea che congiunge questa roccia con un
megalito posto poco piu’ di 1.2 Km verso nord, e circa 350 metri ad ovest
del circolo di pietre E92-9, devia dal meridiano astronomico di meno di 2
gradi verso est, costituendo un buon indicatore della linea meridiana locale.

A questo punto, prima di passare all’esame del circolo di pietre E92-9,
anche esso astronomicamente orientato, vanno fatte alcune considerazioni.
Prima di tutto dal monolito a forma di bovino si dipartono 7 linee che
risultano essere tutte astronomicamente significative; 6 secondo “target”
legati alle stelle e una quasi parallela alla linea meridiana locale.
In secondo luogo e’ del tutto naturale rilevare che esistono tre “targets”
stellari di cui e’ marcato sia il punto di levata che quello di tramonto; si
tratta di Antares, Alphecca e Canopus.
Ragionando dal punto di vista statistico e’ possibile ammettere un livello
di medio di incertezza di circa 1 grado nella valutazione degli azimut
astronomici degli allineamenti misurati da McKim Malville e Wendorf, il quale
conduce a stimare che l’ampiezza dell’intervallo di confidenza, in cui e’
contenuto l’azimut vero di orientazione, centrato su quello misurato, per un
livello di probabilita’ pari al 95%, possa essere dell’ordine di quasi 4
gradi mediamente su ciascuna linea.
La probabilita’ che un particolare azimut di orientazione (pertinente ad un
determinato target astronomico, ma questo e’ per ora irrilevante), possa
capitare casualmente entro l’ampiezza di quell’intervallo di confidenza, per
1 allineamento, in una direzione oppure in quella opposta, vale poco piu’
del 2%.
La probabilita’ che si verifichino casualmente e contemporaneamente 7 linee
astronomicamente orientate vale 1 su oltre 3700 miliardi.
A questo va aggiunto il fatto molto importante, anche se non facilmente
quantizzabile dal punto di vista probabilistico, che di 3 stelle e’ marcato
sia il punto di levata che quello di tramonto, la probabilita’ che i
megaliti di Nabta siano distribuiti a caso diminuisce ancora in favore di
una deliberata e ben precisa disposizione spaziale pensata dall’uomo che in
quei luoghi visse circa 6000 anni fa.
Occupiamoci ora di un altro elemento importante presente a Nabta: il circolo di
pietre denominato E92-9.
La struttura e’ caratterizzata da un diametro pari a poco meno di 4 metri ed
e’ composta da 29 ortostati eretti in posizione verticale o poco inclinata.
Al centro del circolo di pietre esistono 6 monoliti organizzati secondo una
rudimentale struttura a ferro di cavallo, che ricorda l’immagine di uno
“stonehenge” in miniatura.
Otto dei monoliti, organizzati in 4 coppie distribuite a due, a due, su
segmenti opposti di arco di cerchio, sono posti in modo da realizzare due
semplici, ma efficaci, sistemi di mira capaci di determinare univocamente 4
particolari punti dell’orizzonte naturale locale.
Ciascun sistema di mira e’ composto da due ortostati affiancati, su un
segmento del circolo e da altri due posti sul segmento opposto ed in questo
modo si vengono a realizzare 4 “porte” di ingresso al circolo di pietre,
determinando due direzioni.
Chiameremo P1, P2, P3, P4 le quattro porte seguendo la convenzione che P1
sia la porta settentrionale, P2 quella orientale, P3 quella meridionale ed
infine P4 quella occidentale.
La prima delle due direzioni, quella materializzata dalla congiungente i
punti di mezzaria delle “porte” P3 e P1, e’ allineata, a meno di 2 gradi
verso ovest (azimut astronomico pari a 358 gradi), lungo una direzione molto
ptossima al meridiano astronomico locale, mentre l’altra direzione, quella
materializzata dalla congiungente i punti di mezzaria delle porte P4 e P2,
e’ allineata secondo un azimut pari a 62 gradi in direzione est e 242 gradi
nella direzione opposta, ad ovest.
La collocazione cronologica della struttura risale, come le altre, al 4000
a.C.
Prendiamo in esame, per prima, la direzione di azimut pari a 62 gradi, essa
risulta essere correlata con il punto di levata del Sole al solstizio
d’estate in un’epoca a cavallo tra il V e il IV millennio a.C.
In particolare la data di solstizio a capitava il 25 Luglio, secondo il
calendario giuliano, ed il sole era posto tra la costellazione del Leone e
quella della Vergine; l’azimut teorico di levata del Sole solstiziale
estivo, alla latitudine di Nabta era pari a 63.2 gradi.
La differenza di 1.2 gradi tra il punto teorico di levata del Sole e
l’allineamento rilevato sul terreno non e’ sostanziale in quanto il livello
di incertezza relativo alla direzione rilevata e’ di circa 3.5 gradi.
Entro tali limiti di incertezza e’ possibile dimostrare anche l’esistenza di
una correlazione tra la stessa linea, ma nella direzione opposta, quella di
azimut astronomico pari a 242 gradi, con il punto di tramonto del Sole nel
giorno del solstizio d’inverno, che avveniva il 19 Gennaio del calendario
giuliano, con l’astro posto tra le costellazioni dei Pesci e quella
dell’Acquario.
A questo punto e’ necessario chiedersi perche’ la levata solare solstiziale
estiva fu cosi’ importante per la cultura neolitica di Nabta, e la risposta
e’ concettualmente abbastanza semplice.
prima di tutto va ricordato che la latitudine geografica di Nabta e’ pari a
22.5 gradi e che nel 4000 a.C. l’Obliquita’ dell’Eclittica era pari a 24.144
gradi; questo significa che, a quell’epoca, il Tropico del Cancro era posto
ad una latitudine pari appunto a 24.144 gradi.
La massima altezza raggiunta dal Sole al mezzogiorno vero e locale nel
giorno del solstizio d’estate era 91.64 gradi rispetto all’orizzonte
astronomico locale; questo implica che l’astro transitasse allo zenit locale
due volte durante l’anno e cioe’ circa 3 settimane prima del solstizio
d’estate e di nuovo tre settimane dopo.
In quei due giorni gli oggetti non proiettavano alcuna ombra sul terreno e
questo poteva essere il segnale che di li a poco sarebbero iniziate le
piogge che, allagando la zona, avrebbero permesso di rendere temporaneamente
il terreno fertile e verde consentendo la sopravvivenza delle comunita’.
La direzione occidentale, entro i limiti di incertezza, e’ correlata non
solo con il tramonto del Sole solstiziale invernale, ma anche con i punti di
tramonto di alcune stelle, in particolare quello della stella, di prima
grandezza, Sirio (mv=-1.6) e quello delle stelle della Cintura di Orione.
Per quanto riguarda invece la direzione polare/meridiana, quella di azimut
astronomico pari a 358 gradi, si rileva in primo luogo che la direzione del
Polo Nord Celeste era importante per le culture Neolitiche di Nabta.
Questo e’ dimostrato anche dalla presenza, nel sito di Nabta, della linea di
monoliti allineata lungo la linea meridiana.
La domanda interessante a questo punto e’ quale fosse stato il criterio di
determinazione della direzione polare/meridiana utilizzato da chi stabili’
quelle direzioni.
Nel 4000 a.C. nessuna stella luminosa era posta vicino al polo nord celeste
quindi la determinazine della linea meridiana era tuttaltre che facile da
eseguire con la tecnologia a disposizione delle anctiche culture neolitiche
che si erano sviluppate a Nabta.
L’analisi archeoastronomica e le simulazioni del cielo antico hanno permesso
di mettere in evidenza che la metodologia piu’ probabilmente adottata per
stabilire gli allineamenti polari fu il punto di tramonto delle stelle del
corpo dell’Orsa Maggiore, durante la stagione estiva, dopo il transito del
Sole allo Zenith locale e quindi anche della levata lungo la linea stabilita
dalle “porte” del circolo di pietre E92-9.
Alla latitudine di Nabta, nel 4000 a.C., l’Orsa Maggiore non era una
costellazione circumpolare, ma tramontava e scendeva parzialmente al di
sotto dell’orizzonte astronomico locale, rimanendo sotto di esso solamente
per poco tempo.
Il fenomeno era visibile nottetempo solamente durante il periodo estivo,
invece durante l’inverno il tramontare e il sorgere della costellazione
avveniva di giorno, quindi del tutto invisibile.
Questo riferimento era comunque molto efficace e risulta in perfetto accordo
con il livello di incertezza media, intorno ai 4 gradi circa, che poteva
essere raggiunta utilizzando la collimazione ad occhio nudo attraverso le
due “porte” megalitiche poste, da bande oposte, sul circolo litico.
La probabilita’ che la direzione polare/meridiana sia rilevabile solo a
causa di una combinazione di fattori casuali, puo’ essere valutata tenendo
conto della massima possibile ampiezza di collimazione attraverso le due
“porte” che determinano la direzione polare/meridiana.
Il calcolo conduce a poco meno del 7% di probabilita’ che le due “porte”
si trovino in quella posizione a causa di fattori casuali, quindi con un
livello pari al 97%, i quattro ortostati furono posti deliberatamente in
quella precisa posizione.
Lo stesso ragionamento, ed anche un calcolo analogo, puo’ essere eseguito
nel caso della direzione correlata con il punti di levata del Sole al
solstizio d’estate, secondo l’azimut pari a 62 gradi; in questo casi la
probabilita’ di disposizione casuale degli ortostati che definiscono le due
“porte”, vale 5.5%, quindi al 94.5% di probabilita’ anche l’allineamento
sosltiziale fu deliberatamente posto in opera dall’uomo.
Rimane ora da fare una ragionamento che e’ del tutto naturale e cioe’
chiedersi se le 4 “porte” fossero correlate solamente a 2 a 2 opposte,
oppure se potessero essere stati posti in opera altri allineamenti basati
su collimazioni sghembe attraverso coppie qualsiasi delle “porte” che di
rilevano sul circolo litico di Nabta.
DAl punto di vista teorico l’esistenza di 4 “porte” permette di stabilire 6
possibili linee di collimazione con due versi ciascuna, per un totale di 12
allineamenti possibili.
L’analisi delle direzioni ha rivelato alcune interessanti sorprese, infatti
la linea che va dalla “porta” P1 alla “porta” P2 risulta quasi parallela a
quella che va dalla “porta” P3 alla “porta” P4 e collima molto bene sia la
posizione del tramonto del Sole al solstizio d’estate, ad ovest, mentre ad
est e’ coerente con il punto di levata del Sole al solstizio d’inverno,
all’orizzonte naturale locale, entro gli inevitabili limiti di
approssimazioni consentiti dallo statto di conservazione della struttura
litica.
A queste si aggiunge la linea definita dalle “porte” P4 e P2 gia’ trattata
in precedenza e connessa con la levata del Sole solstiziale estivo.
La probabilita’ che 3 linee su 12 possibili siano correlate casualmente con
una direzione solare significativa, qualora la probabilita’ di rilevarne
casualmente 1 sia mediamente il 6%, e’ calcolabile utilizzando una funzione
di distribuzione di tipo binomiale (Bernoulliana) ed il risultato mostra che
al 97.2% di probabilita’ le tre direzioni sono non casuali e quindi furono
deliberatamente predisposte sul terreno mediante il posizionamento degli
ortostato in maniera opportuna.
Le linee solari non sono pero’ le unice direzioni astronomicamente
significative definite dalla combinazione delle “porte”, ma dal punto di
vista stellare e’ possibile rilevare che nel 4000 a.C. lungo la direzione
stabilita dalle coppie di “porte” P1-P2 e P3-P4, era possibile osservare il
tramonto delle stelle Regolo, nel Leone, Spica, nella Vergine, Capella,
nell’Auriga e Castore, nei Gemelli, in corrispondenza di differenti periodi
lungo l’anno solare tropico.
Le linee definite dalle “porte” P1-P2 e P4-P3, cioe’ nella direzione opposta
rispetto a quella appena citata, risultano connesse con il punto di sorgere
delle stelle delle stelle della Cintura di Orione.
Le linee stabilite dalle “porte” P2-P3 e P1-P4 risultano essere meno
significative, dal punto di vista astronomico, in quanto e’ possibile
rilevare una connessione con il punto di levata della stella Vega nella
Lyra, ad est e con il punto di tramonto della stella Fomalhaut nel Pesce
Australe, ad ovest, ma in questo caso il grado dio correlazione e’ meno
marcato e i punti rilevanti sull’orizzonte naturale locale, non sono cosi’
ben definiti come lo sono gli allinementi descritti in precedenza.
La spiegazione di questo fatto esiste e’ logica e molto semplice: le 4
“porte” sono state disposte in modo da realizzare soprattutto i tre
allineamenti solari ed anche alcuni allineamenti stellari lungo la direzione
di azimut pari a 62 gradi e quella di azimut pari a 294 e a 114 gradi, ma
non era possibile contemporaneamente stabilire la linea grosso modo
perpendicolare a quest’ultima con lo stesso grado di accuratezza senza
rinunciare all’accuratezza degli allineamenti solari, che nel caso del
circolo di pietre, sembrano essere stati decisamente privilegiati.
Dal punto di vista probabilistico e’ evidente che la casualita’ della
configurazione rilevata e’ praticamente nulla.
A questo punto non resta che tirare le somme ed eseguire alcune valutazioni
complessive.
In primo luogo Nabta e’ un sito molto importante, in cui alcune direzioni
astronomiche furono codificate mediante lunghe linee di megaliti.
Il piccolo cercolo litico E92-9 mostra di essere un sito molto rilevante dal
punto di vista archeoastronomico e probabilmente fu un luogo di culto, come
lo stesso potrebbe essere avvenuto nel caso della roccia modellata a forma
di bovino, la quale sembra proprio costituire una specie di centro sacro, un
“omphalos” detta in linguaggio tecnico.
La collocazione cronologica, al 4000 a.C., molto ben determinata, risulta
essere molto importante in quanto le strutture megalitiche di Nabta sono
piu’ antiche rispetto alle importanti strutture megalitiche,
astronomicamente orientate poste sul suolo europeo.
Le strutture megalitiche di Nabtya sono molto importanti anche perche’
sembrano propeio suggerire, in questo luogo, la presenza di elementi di
geometria sacra e simbolica probabilmente connessi con il Sole, l’idea della
morte e il simbolismo dell’acqua e la fertilita’ della terra, concetti che
per le culture neolitiche locali dovettero essere strettamente legati tra
loro, anche come conseguenza del clima e dell’avvicendarsi delle stagioni.
Anche dirante il Neolitico, il Sahara era probabilmente percorso da carovane
e la capacita’ di orientarsi nel deserto era strettamente legata alla
conoscenza del cielo e degli astri che potevano essere osservati ad occhio
nudo.
In particolare la capacita’ di stabilire con sufficente accuratezza la
direzione del Nord astronomico poteva essere utile ai fini del corretto
orientamento durante le traversate del deserto da parte della popolazioni
nomadi.
Lo studio del sito megalitico di Nabta sembra suggerire che uno dei criteri
utili a stabilire correttamente la direzione del Nord astronomico durante le
lunghe traversate sahariane fosse proprio osservare il parziale tramonto
della costellazione dell’Orsa Maggiore all’orizzonte naturale locale e la
successiva levata.
I megaliti eretti in posizione verticale potevano rivelarsi utili ai fini
del riconoscimento dei giorni in cui il Sole passava allo zenith locale; in
quei giorni, al mezzogiorno vero e locale, le ombre sparivano.
Era in quei giorni che, nel 4000 a.C., iniziavano le tanto attese pioggie le
quali dopo poco tempo allagavano completamente la zona di Nabta in modo tale
che dal terreno allagato emergessero solamente i magaliti i quali avrebbero
potuto rappresentare marcatori rituali entro il paesaggio, divenuto
temporaneamente lacustre.
La ricchezza simbolica del sito di Nabta e delle strutture in esso presenti
potrebbe errere derivata dal tentatico di adattamento delle popolazioni
nomadi del Neolitico sahariano, alle difficolta’ della difficile vita nel
deserto.
La collocazione cronologica del sito di Nabta e’ importante perche’ precede
lo sviluppo della civilta’ egiziana predinastica la quale potrebbe essere
connessa alle culture nolitiche stanziate nell’alto Egitto ed in particolare
in questa area.
L’esodo avvenuto nel 3000 a.C. dal deserto Nubiano, verso nord, potrebbe
aver stimolato la differenziazione sociale e la complessita’ culturale
rilevata nella societa’ predinastica dell’Alto Egitto e aver avuto influenza
sul resto della successiva storia Egiziana.
Circa 500 anni dopo l’esodo da Nabta, fu costruita la piramide a gradoni di
Saqqara e questo indica che doveva esistere una base culturale preesistente
che potrebbe essersi originata proprio nel deserto dell’alto Egitto e piu’
in particolare nella zona di Nabta.
In particolare la tradizione astronomica egizia potrebbe evere radici piu’
remote le quali potrebbero anche risalire al neolitico e discendere dal
patrimonio di semplici nozioni di Astronomia diffuse tra le popolazioni
che si svilupparono durante il Neolitico nord-africano e che giunsero nella
valle del Nilo portando con se un bagaglio culturale di cui faceva parte
anche una piu’ complessa visione cosmologica del mondo.
Il metodo stellare, basato sull’Orsa Maggiore, probabilmente utilizzato per
determinare la direzione del Nord astronomico, potrebbe essere evoluto nei
piu’ sofisticati metodi stellari che si pensa siano stati impiegati, in
epoca non molto successiva, per l’accurata orientazione delle grandi
Piramidi della piana di Gizeh, secondo le direzioni cardinali astronomiche.

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