21 giugno 1964: si gioca al Santiago Bernabeu la finale dell’Europeo organizzato in Spagna, tra la stessa Spagna padrone di casa e l’URSS. La partita sembra voler finire 1-1 ma mentre si sta per prospettare la realtà dei tempi supplementari, a pochi minuti dal novantesimo arriva la rete di Marcelino che regala il primo trofeo internazionale della storia alla nazionale di calcio Spagnola: l’Europeo.
Oggi, dopo altri 44 anni senza vittorie, la Spagna vince gli Europei 2008, quelli di Svizzera e Austria, battendo per 1-0 la Germania in finale: sale così a 2 l’albo d’oro della Spagna per quanto riguarda i Campionati Europei, e questo fantastico gruppo giovane e tecnicamente da brividi adesso ha una seria ipoteca di super-favorito per i Campionati del Mondo del Sud Africa (2010), anche perchè in Spagna c’è tanta fame di vittorie e non è mai arrivato un trionfo mondiale.
Le “furie rosse” hanno assolutamente meritato questo titolo perchè hanno espresso il miglior calcio del torneo dalla prima all’ultima partita, vincendo e segnando con tutti tranne che con l’Italia campione del mondo, unica squadra in grado di trascinare i neo campioni d’Europa fino ai calci di rigore.
Ed è questa l’ultima soddisfazione di Roberto Donadoni, ormai ex ct azzurro: la vittoria e lo strapotere Spagnolo dà all’Italia un primato che non è da poco, e cioè il fatto di esser stati gli unici ad affrontare il team di Aragonès senza perdere e senza prendere goal in 120 minuti.
Aggiungerei, senza neanche rischiare mai o senza neanche farli entrare nella nostra area di rigore.
E, aggiungerei ancora, che tutto questo è vvenuto nonostante quella sera avessimo una formazione ampiamente rimaneggiata: senza Cannavaro, Pirlo e Gattuso: tre titolari fondamentali.
Donadoni esce così ancor più a testa alta e i successi della Spagna dimostrano che a volte bisogna anche saper perdere e riconoscere i meriti degli avversari, che non per forza dipendono da demeriti dei propri beneamini.
L’Italia ha costretto la Spagna allo 0-0 dopo 120 minuti, è stata inoltre in quella partita la formazione che ha avuto le due occasioni da rete più nette e clamorose dell’incontro (gli Spagnoli sono stati pericolosi solo con i tiri da fuori), nonostante il predominio territoriale e di possesso palla degli avversari Iberici.
Ma siamo stati gli unici a non fargli esprimere il loro gioco, a bloccarli e aggredirli, a saperci difendere contro quella corazzata mostruosa.
Iker Casillas, portiere e capitano della Spagna campione d’Europa, ha commentato il cammino della sua squadra fino alla vittoria finale di ieri sera all’Ernst Happel Stadium di Vienna.
“Senza dubbio il match con l’Italia è stato il più duro, ma soprattutto il più emozionante. Noi poi siamo arrivati in finale e alla fine è arrivata la vittoria, dopo 44 anni. Ci renderemo però conto solo dopo qualche giorno di tutto questo. Siamo stati una squadra solida - ha detto il giocatore ai microfoni di Rai Sport - avremmo meritato anche il secondo gol, nonostante fossimo inferiori a livello fisico, abbiamo giocato un buon calcio. Non so se ora si aprirà un ciclo, sicuramente è una vittoria molto importante. Portare a casa la coppa è un traguardo molto importante. Vedremo ora cosa succederà nel cammino per i Mondiali del 2010″
Fossimo in un Paese un pò più maturo ed equilibrato, ci saremmo tenuti stretti Roberto Donadoni, un allenatore che ha sbagliato qualcosa all’inizio ma che ha avuto l’umiltà e la modestia di correggere subito gli errori e di rimediare in corsa. Uno dei CT più sfortunati di sempre della Nazionale, che ha però saputo fare di necessità virtù ed è uscito a testa alta dall’Europeo, con gran dignità.
Avremmo potuto goderci le magìe di Fernando Torres, Sergio Ramos, Iker Casillas, Xavi Hernandez, Xavi Alonso, Iniesta, Daniel Guiza, Marcos Senna, Silva e tutti gli altri protagonisti spagnoli con passione calcistica e riconoscenza del merito.
Invece siamo qui a rammaricarci per l’aver “perso” un Europeo che non si capisce dov’era scritto “doveva essere nostro”, come se dovessimo vincere sempre (la Spagna erano 44 anni che non vinceva!! E non ha mai vinto un mondiale!! Noi ne abbiamo vinti quattro, di cui l’ultimo appena due anni fa!!) e come se la colpa di tutto ciò (?) fosse di quell’uomo: quell’unico ct che è riuscito (nonostante le pesantissime squalifiche e i gravi infortuni) a bloccare i campioni d’Europa Spagnoli, che hanno annientato tutte le altre squadre che hanno affrontato in quest’Europeo.
Tutte, tranne l’Italia di Donadoni.
( foto http://www.gazzetta.it )





















(AGI) – Roma, 28 giu. – Il diritto di cronaca “non si compra ne’ si acquista“.
Milano, 26 giugno 2008. Schiarita per la presenza dei giornalisti negli uffici stampa della P.A:: non c’è bisogno obbligatoriamente della laurea specialistica o quadriennale per farne parte. L’articolo 46 del dl 112/2008 (“decreto legge Tremonti”, entrato ieri in vigore) afferma testualmente: “Si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti d’opera per attività che debbano essere svolte da professionisti iscritti in Ordini o albi o con soggetti che operino nel campo dell’arte, dello spettacolo o dei mestieri artigianali, ferma restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore”. In sostanza conta il curriculum, che dà la misura della “maturata esperienza” del giornalista candidato a lavorare in un ufficio stampa pubblico. In sostanza il Consiglio dei ministri ha fatto proprio il parere del Dipartimento della Funzione pubblica (Pres. Cons. Min. Circ. n. 2/2008 – GU n. 143 del 20.6.2008) e quello della Corte dei Conti della Lombardia (“Partendo dal dato letterale, è opportuno, innanzitutto, osservare che la norma parla di “particolare e comprovata specializzazione universitaria”. Ebbene, non vi è nessun espresso preciso riferimento testuale alla laurea o ad altro specifico diploma accademico.Il che induce a ritenere che ciò che rilevi per il legislatore sia piuttosto, ed essenzialmente, il possesso, da parte del destinatario dell’incarico, di conoscenze specialistiche di livello equiparabile a quello che si otterrebbe con un percorso formativo di tipo universitario”).