LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

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Archivio per 23 Giugno 2008

PERCHE’ DONADONI DOVREBBE RIMANERE, E LIPPI FAREBBE MEGLIO A NON TORNARE

Pubblicato da peppecaridi su 23, Giugno, 2008

http://www.meteoweb.it/images/robertodonadoni.jpgTutti i più grandi giornali online d’informazione hanno lanciato sondaggi sul futuro di Donadoni e sul prossimo commissario tecnico della nostra nazionale: è giusto che rimanga il CT dell’Europeo, oppure dovremmo cambiare mister magari accogliendo a braccia aperte un ritorno di Marcello Lippi, artefice del successo mondiale di due anni fa ?
I risultati dei sondaggi, a cui hanno votato decine di migliaia di Italiani, sono chiari, netti e inequivocabili: la percentuale che vorrebbe l’esonero di Roberto Donadoni è predominante, e oscilla tra il 69% della Gazzetta dello Sport (www.gazzetta.it, 38.000 votanti) il 60% del Corriere della sera (www.corriere.it, 12.000 votanti) e il 58% di Repubblica (www.repubblica.it, 43.000 votanti).

Gli Italiani che vogliono ancora Donadoni, quindi, oscillano tra il 31% e il 42%: pochi, decisamente la minoranza.

Dopotutto bisognerebbe attendere un altro pò per questo tipo di analizi e giudizi, poichè un’opinione data a mente calda dopo l’eliminazione ai rigori da parte della Spagna potrebbe essere influenzata dallo stato d’animo di delusione che ha accompagnato tutti gli Italiani.

Bisogna ragionare a mente fredda, in modo distaccato e obiettivo, e considerare che a questa nazionale è venuto a mancare il perno fondamentale della linea difensiva, Fabio Cannavaro, per uno “stupido” infortunio maturato in allenamento pochi giorni prima dell’inizio del torneo.

http://www.meteoweb.it/images/donadoni.jpgLa squadra inoltre ha avuto molta sfortuna negli accoppiamenti ed è capitata nel girone di ferro, in cui ha dovuto affrontare squadre molto forti come Francia e Olanda, e una squadra comunque media, non certo scarsa ma con tanta qualità come la Romania.

E poi ai quarti, ciliegina sulla torta, la Spagna: una delle squadre tecnicamente più dotate del mondo, con un centrocampo fortissimo, dei grandi difensori, due attaccanti che fanno paura al solo nome e il portiere più forte del pianeta.

E proprio nella partita clou, il decisivo quarto di finale, sono venuti a mancare anche Ringhio Gattuso e soprattutto Andrea Pirlo,  elemento fondamentale per il gioco offensivo e propositivo di quest’Italia per le sue grandissime qualità, nonchè uno dei principali protagonisti del trionfo mondiale.

Questo tipo di considerazioni non vanno tralasciate, così come va sottolineata l’umiltà e la modestia del mister che s’è saputo mettere in discussione, riconoscendo gli errori (nell’impostazione della prima formazione, contro l’Olanda) e “aggiustando” la squadra cammin facendo. Già nel secondo tempo contro gli “orange” s’era visto un dominio azzurro dopo gli innesti di Grosso, Del Piero e Casano: anche in quel caso però l’assedio fu sfortunato e si schiantò contro le grandi parate di Van der Sar. L’Olanda ha poi chiuso la gara sul 3-0 con l’unico contropiede in cui ha affacciato il naso fuori dalla propria metà campo in tutto il secondo tempo.

Con la Romania, così come poi nella vittoria con la Francia, l’Italia ha dominato, s’è vista annullare ingiustamente il goal di Toni e ha avuto la forza di pareggiare subito con grande coraggio dopo la batosta subita da Mutu per l’errore di Zambrotta.

Anche con la Spagna, l’Italia non ha giocato male. Ha fatto quello che poteva, vista l’assenza di Pirlo. Ha giocato sulla difensiva, attendendo le “furie rosse” nella metà campo. E come ha detto l’allenatore Spagnolo Aragonès, l’Italia gli ha eliminato tutti gli spazi, la Spagna ha fatto a partita più brutta dell’Europeo perchè non aveva sbocchi offensivi, infatti solo con qualche tiro di fuori del folletto Silva ha impensierito, e neanche in modo molto molto incisivo, la porta di Gigì Buffon.

La Spagna ha avuto difficoltà ad imporre il suo bel gioco grazie alla complessa rete difensiva architettata da Donadoni. Poi l’Italia ripartiva in contropiede con il tentativo di far male. Un paio di volte c’è anche riuscita, le due occasioni più pericolose di tutta la gara infatti le hanno create gli azzurri nel tiro i Camoranesi, incredibilmente respinto da Casillas d’istinto con il piede, e nel colpo di testa di Di Natale, anche quello parato magnificamente dal portiere del Real Madrid che adesso non vuole più essere il “vice Buffon”, ma è considerato il miglior portiere del mondo.

Ehhh Casillas. E’ stato bravissimo ad intuire tutti e quattro i rigori degli azzurri, non è un caso. E’ un gran pararigori, l’ha già dimostrato nella sua carriera: ieri ne ha parati due, ha sfiorato la palla negli altri due. Buffon invece ne ha parato solo uno: sta qui la differenza tra Italia e Spagna dopo una partita che probabilmente sarebbe finita 0-0 anche se fosse durata ua settimana di fila, tra due squadre molto forti nonostante all’Italia mancassero alcuni elementi fondamentali.

Donadoni dovrebbe rimanere, avere un’altra chance, guidare l’Italia nelle qualificazioni per i mondiali del Sud Africa e poi giocarsi lì il titolo di Campione del Mondo in un altro importante torneo internazionale: lo merita perchè in quest’Europeo siamo usciti comunque ai quarti, perdendo solo ai rigori, e non è tutto da buttare. Gli esordi in importanti tornei internazionali di giovani Italiani come Chiellini e Aquilani sicuramente saranno importanti per il futuro di questa squadra, così come il fatto di aver ritrovato Antonio Cassano dopo tanti anni in azzurro, di averlo riportato giustamente alla ribalta con una scelta di grande coraggio e responsabilità, è un grande merito esclusivamente del mister e da questo punto di vista non vanno fatti passi indietro. L’allenatore è fondamentale nella gestione del rapporto con un giocatore come Cassano, e la sensazione è che difficilmente rivedremo “VotAntonio”, come lo chiama adesso la stampa, in nazionale se Donadoni verrà esonerato.

Ha fatto più che bene a non dimettersi, fa benissimo a non pensarci neanche: ci pensi la federazione ad esonerarlo prendendosi la responsabilità di questo gesto.

http://www.meteoweb.it/images/lippi.jpgPotrebbe tornare Lippi. Già, Marcello Lippi: l’allenatore del trionfo mondiale. Una squadra che, rispetto a quella di quest’Europeo, aveva due centrali di difesa che si chiamavano Alessandro Nesta e Fabio Cannavaro. Aveva sempre titolare Francesco Totti, e che comunque non giocò mai tanto bene: 2-0 con il Ghana grazie ad un calcio piazzato e ad un contropiede, poi sofferto 1-1 con gli Stati Uniti e un altro discreto 2-0 contro la Republica Ceca, prima di affrontare l’Australia di quell’Hiddink che oggi guida la Russia in semifinale a Euro2008. Che partita, quella. Messi sotto dall’Australia, riusciamo ad evitare i tempi supplementari grazie ad un calcio di rigore procurato da Grosso (grave ingenuità del difensore australiano) e realizzato da Totti nei minuti di recupero. Poi la sorte c’è ancora fortunata, ci capita l’Ucraina, la squadra meno dotata tra le 8 arrivate ai quarti di Germania2006. In semifinale giochiamo alla pari con la Germania padrone di casa, trovando uno storico successo ai tempi supplementari e in finale soffriamo tremendamente la Francia, che ai punti meriterebbe la vittoria, beffandola però ai rigori. Un mondiale vinto affrontando comunque fino in semifinale solo squadre di basso livello: Ghana, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Australia, Ucraina … non c’è nessun paragone con i team incontrati quest’anno: Olanda, Romania, Francia, Spagna …

Nessuno può dire se Donadoni sarebbe riuscito a vincere lo stesso in Germania al posto di Lippi, così come è impossibile sapere cosa avrebbe fatto l’Italia in quest’Europeo con l’allenatore del trionfo modiale al posto dell’attuale CT. Ma senza dubbio la differenza abissale nella potenza e nella qualità delle avversarie incontrate va considerata.

L’Italia vinse quel mondiale per grinta, orgoglio, fame. Per la voglia di rifarsi un’immagine dopo lo scandalo di calciopoli. Per il cuore dei giocatori che scendevano in campo e per la motivazioni che Lippi trasmetteva ai ragazzi in azzurro. Ma certo non fece un torneo di calcio – champagne.

Con la Spagna abbiamo perso ai rigori. Se solo Di Natale fosse riuscito a metterlo dentro, portandoci sul 3-3, chissà come sarebbe potuta finire. E se avessimo vinto (sempre ai rigori!) oggi tutti osannerebbero Donadoni, salendo sul carro del vincitore. In realtà bisogna avere la maturità e la serenità di non guardare solo al risultato, specie quando dipende dai calci di rigore.

Il ritorno di Lippi è pericoloso tanto per l’Italia quanto per Lippi stesso, che adesso è ricordato da tutto il Paese come il mister del Mondiale, ma che tornando sulla panchina azzurra potrebbe eliminare quei ricordi e sostituirli con altri, probabilmente meno piacevoli, considerando che, anche solo dal punto di vista meramente statistico, vincere un altro mondiale subito dopo il successo di Berlino non sarà cosa facile.

E allora Lippi farebbe meglio a non tornare, per rimanere sempre l’allenatore del mondiale, e Donadoni dovrebbe rimanere per plasmare, forte dell’esperienza di questi Europei, un gruppo che sappia difendere il titolo in Sud Africa nel 2010. L’importante è, e sarà sempre, l’impegno, l’orgoglio e il cuore. A prescindere dai risultati, che dipendono da molti altri fattor esterni (fortuna, arbitraggi, squalifiche, infortuni, episodi). Impegno, orgoglio e cuore che non sono mancati a quest’Italia e che quindi le consentono di tornare a casa con dignità, a testa alta, come giustamente è stata accolta all’Aeroporto di Malpensa: applausi e incoraggiamenti.

Perchè, non dimentichiamocelo mai, i primi ad essere delusi sono proprio loro.

I prossimi impegni della nazionale:

L’Italia tornerà in campo il 20 agosto, a Nizza, per l’amichevole contro l’Austria.
La partita servirà a preparare l’esordio nelle qualificazioni ai Mondiali, il 6 settembre, a Nicosia contro Cipro. Il 10 settembre il debutto in casa contro la Georgia. Doppio impegno anche a ottobre: l’11 a Sofia contro la Bulgaria e il 15 in casa contro il Montenegro.
Un’altra amichevole a novembre, il 19 contro un avversario da definire, e poi arrivederci al 2009. A febbraio, l’11, amichevole di lusso col Brasile a Wembley, poi da marzo di nuovo le qualificazioni con la trasferta in Montenegro il 28 e Italia-Irlanda il primo aprile.
Due amichevoli a giugno, il 6 con un avversario da definire e il 10 con il Sudafrica, quindi dal 14 al 28 la Confederations Cup.

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Calabria, 25 agenti al giorno per proteggere un falchetto

Pubblicato da peppecaridi su 23, Giugno, 2008

da www.ilgiornale.it

La task force antibracconaggio è operativa dall’85. Solo quest’anno l’operazione è costata 150mila euro

«Calabria, operazione Adorno». Non è un film, né un’inchiesta sulla ’ndrangheta. Ma più semplicemente il nome in codice della task force antibracconaggio del Noa del Corpo forestale dello Stato che ogni anno dal 1985, dal fine aprile ai primi di giugno, scende in riva allo Stretto con grande spiegamento di uomini e mezzi. Cinque jeep, due elicotteri e 25 agenti forestali addestrati e dotati di sofisticata tecnologia sono andati via qualche settimana fa. Negli anni scorsi sono arrivati anche 80, 100 agenti alla volta. Ognuno di loro costa 40 euro al giorno di vitto e alloggio, più le spese per il carburante per auto ed elicotteri (almeno 100 euro al giorno) e la diaria di missione (5,50 euro al giorno). Un’altra task force antibracconaggio è in azione nelle Valli bresciane contro la caccia ai pettirossi. Ma è normale che lo Stato spenda almeno 150mila euro l’anno per combattere il bracconaggio in Calabria? E perché 23 anni di «missioni» non sono stati sufficienti?

La risposta a queste due domande non è semplice. Perché questa è una storia di doppiette e doppi sensi, di piombo e di corna, di tradizioni dell’ultimo lembo d’Europa che fanno a pugni con le leggi volute da Bruxelles. In particolare quella che dall’85 tutela il falco pecchiaiolo, che qui chiamano «adorno», come specie protetta. Ma a Reggio Calabria la caccia all’adorno non è uno sport o un passatempo. È una necessità. Perché tradizione vuole che chi non riesce a ucciderne uno, ogni anno, ha qualche problema con la moglie. È impotente, è un cornuto. Anzi, è «’u sindacu», il sindaco. E quella nomea, «il sindacato», lo accompagnerà per tutto l’anno, per strada e in ufficio. Ancora oggi, a terzo millennio inoltrato.

Certo, è una tradizione in disuso: secondo la Lipu si è passati dall’uccisione di circa 2.000 rapaci degli anni ’83-84 ai circa 200 del 2006. Anche grazie alla task force. Ma un quarto di secolo fa è stato difficile far digerire la rigida norma Ue ai reggini. I giornali del tempo riportano mozioni in Consiglio regionale in cui si affermava: «Non si tiene conto che della larga comunità di cittadini che da tempo invocano una deroga». Oppure: «La caccia all’adorno non pregiudica la riproduzione della specie, non arreca danno all’agricoltura o all’equilibrio naturale. Non disturba nessuno». Anzi, è «un diritto storico consolidato e profondamente radicato nel costume delle popolazioni reggine».

Tanto radicato che, in quegli anni, furono ben 9mila (ma qualcuno dice anche di più) i voti nulli in provincia di Reggio. Novemila schede «marchiate» dall’innocuo adesivo arancione «W la Caccia» alle Europee e alle amministrative. Tanto radicato che qualche anno fa un assicuratore di 41 anni venne arrestato perché aveva ucciso un cacciatore che aveva osato contendergli l’ambita preda. Oggi che la caccia è vietata qualche centinaio di cacciatori, occasionali e no, rischia comunque la galera per colpirne almeno uno. Si spara di nascosto, magari dal balcone di casa. Oppure ci si muove nei boschi sopra Reggio Calabria e Villa San Giovanni.

«Ma noi conosciamo quelle terre palmo a palmo – dice un agente forestale – dalle 12 alle 19 setacciamo alture, fiumare e anfratti a cercare armi e bracconieri». Le storie di fucili nascosti dentro tubi di plastica o di bambini che corrono a recuperare l’adorno si sprecano. «E in più – aggiunge – controlliamo il territorio, facciamo prevenzione degli incendi boschivi e aiutiamo le forze dell’ordine». Più di una volta, infatti, polizia e carabinieri si sono serviti di loro per scovare dei latitanti. Nel 2000 una squadra scoprì una piantagione con 50mila piantine di canapa indiana. Lo scorso maggio, invece, gli agenti forestali fermarono un uomo che aveva appena sparato al fratello, scoperto a letto con la cognata. E poi le chiamano superstizioni…

felice.manti@ilgiornale.it

Il rapace tutelato che attraversa l’area dello Stretto

Il falco pecchiaiolo occidentale (Pernis apivorus), detto adorno, è un uccello rapace che si nutre soprattutto di insetti, anche se in inverno (ma non solo) non disdegna piccoli rettili e anfibi, uova, piccoli uccelli e piccoli mammiferi. È goloso anche di miele. Uccello migratore di lunga distanza, trascorre l’inverno a sud del Sahara e giunge in Europa a primavera per nidificare e riprodursi, tra l’Appennino settentrionale e l’Europa centrale, passando soprattutto dallo stretto di Gibilterra, dalla Turchia (ad ovest ed est del Mar Nero) e dallo Stretto di Messina, sfruttando le calde correnti ascensionali. Quest’anno si calcola che i falchi passati dallo Stretto siano stati più di 10mila. L’area dello Stretto è una delle 172 Zps (Zona di protezione speciale) italiane previste dal progetto Iba di BirdLife international.

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EMERGENZA RIFIUTI, LA SITUAZIONE SI SBLOCCA. DISCARICA A CHIAIANO, TERMOVALORIZZATORE AD AGNANO

Pubblicato da peppecaridi su 23, Giugno, 2008

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/rifiuti-campania/tafferugli-giugliano/sian_11912644_16480.jpgNAPOLI (Reuters) – Iniziano domani i lavori di progettazione della discarica di Chiaiano, il sito di Napoli dichiarato idoneo per il deposito di rifiuti e che entrerà in funzione tra non meno di tre mesi, mentre sempre per domani è prevista l’apertura dell’impianto di Sant’Arcangelo Trimonte.

Lo ha riferito una fonte dell’ufficio del sottosegretario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso, mentre non si spegne l’emergenza rifiuti in Campania.

Ad oggi sono circa 17.000 le tonnellate di immondizia sparse per le strade della regione, soprattutto in provincia di Napoli nell’aerea vesuviana e flegrea, come hanno riferito le autorità.

Proprio per protestare contro i rifiuti ancora in strada, alcune decine di cittadini di Chiaiano hanno improvvisato stamattina un blocco stradale per circa 30 minuti.

Intanto è quasi pronta la discarica nel sito di Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento, che aprirà quasi certamente domani sera dopo l’ultimo collaudo previsto per la giornata, secondo quanto ha riferito una fonte dello staff di Guido Bertolaso.

La discarica doveva aprire il 20 giugno ma due macchinari, necessari per l’avvio delle attività, sono stati incendiati.

La riunione prevista per oggi sulla discarica di Chiaiano, per definire le modalità di realizzazione, è slittata a domani — ha detto la fonte — per dare tempo alle istituzioni locali di integrare il gruppo di periti di parte con un esperto di discariche

“Chiaiano si apre quando avremo finito tutta la parte progettuale, perché sulla base delle analisi tecniche effettuate dall’Arpac, si può andare avanti per realizzare il progetto che vogliamo condividere con le comunità locali”, ha detto il sottosegretario Bertolaso, dopo una riunione di circa due ore con i rappresentanti del comune di Napoli e dei comuni confinanti con il quartiere di Chiaiano, aggiungendo che ci vorranno almeno tre mesi “per realizzare tutto a regola d’arte” .

DOMANI BERTOLASO A BRUXELLES

Il tavolo tecnico affronterà anche i problemi relativi alla gestione. “Sappiamo bene che ci sono problemi di viabilità, di quantitativi di conferimento, di tipologia di rifiuti da conferire, problemi idrogeologici. Li abbiamo tutti affrontati e abbiamo le soluzioni per rendere minimo il disagio per le popolazioni interessate” ha aggiunto Bertolaso, che si recherà domani a Bruxelles per incontrare il commissario europeo per l’Ambiente Stavros Dimas.

La cava in cui sarà realizzata la discarica “sarà prima bonificata, poiché la cava è stata un poligono di tiro, dopodichè disporremo il progetto e la valutazione di impatto ambientale”.

Il flusso di rifiuti giornaliero non raggiungerà le 1700 tonnellate come previsto in precedenza, ma ammonterà a circa 1000 tonnellate.

Inizialmente saranno conferiti rifiuti indifferenziati e successivamente, “poiché intendiamo avviare una piano di raccolta differenziata realistico, che partirà proprio dalla zona nord di Napoli, sarà conferita frazione secca”, ha detto Bertolaso, aggiungendo che oltre ai rifiuti solidi urbani indifferenziati, non arriveranno in discarica “rifiuti con altri codici, più pericolosi”.

Anche il sito di Chiaiano diventerà “di interesse nazionale” e i controlli sui conferimenti, come a Savignano Irpino, saranno garantiti anche dall’esercito.

La realizzazione della discarica nel sito di Chiaiano ha suscitato nelle ultime settimane le ferme proteste di gran parte della popolazione locale, che secondo secondo il presidente dell’ottava Municipalità di Napoli Carmine Malinconico continuerà a dimostrarsi contraria al progetto.

“Ci sarà qualche forma di protesta — ha detto Malinconico — spero non si arrivi a episodi di violenza”.

“La gente è consapevole di dover fare la propria parte ma il dissenso democratico sicuramente continuerà” ha detto il sindaco di Marano Salvatore Perrotta.

Intanto alcuni sindaci dell’area hanno annunciato che daranno corso ad azioni legali contro l’apertura della discarica.

Napoli, ad Agnano il termovalorizzatore

di Redazione – www.ilgiornale.it

Napoli – La discarica forse a Chiaiano. Il termovalorizzatore sicuramente ad Agnano. Parola di sindaco. Rosa Russo Iervolino conferma che l’inceneritore che dovrà servire il capoluogo campano troverà posto ad Agnano, alla periferia occidentale della città.  Puntuale, alla scadenza del termine previsto dal decreto legge in materia di rifiuti, l’amministrazione municipale ha individuato il sito del termovalorizzatore destinato a smaltire i rifiuti della città. L’annuncio è stato dato, al termine di una seduta di giunta, ai giornalisti, dal sindaco che in queste ore comunicherà ufficialmente la decisione al sottosegretario Guido Bertolaso. “Il termovalorizzatore di Napoli sorgerà ad Agnano – dice il sindaco – dopo un’analisi molto lunga e molto attenta”. La scelta è quella di destinare un nuovo servizio nell’area occidentale, in modo da distribuire equamente sul territorio presenze “ingombranti”. Il sindaco annuncia anche la disponibilità a spiegare in prima persona, assieme al sindaco di Brescia e a quello di Vienna, la non pericolosità della presenza del termovalorizzatore ai cittadini nella municipalità in cui sarà realizzato l’impianto.

Proteste a Chiaiano L’accesso in via Cupa dei Cani, la strada che conduce alle cave di Chiaiano, ormai è possibile solo a piedi. In motorino occorre fare uno slalom tra sbarramenti di vario tipo, in auto è impossibile. Nella tarda mattinata alcune transenne hanno chiuso anche il passaggio laterale dei pedoni, che ora vengono filtrati da un passaggio al centro della strada. Rifiuti ammassati, un albero messo di traverso, il palco servito per l’assemblea di ieri, e altre transenne in ferro costituiscono altrettanti ostacoli per i mezzi che volessero raggiungere la Cava di Cinque Cercole, giudicata idonea dai tecnici dell’Arpac e da Bertolaso ad accogliere mille tonnellate di rifiuti al giorno. La rassegnazione sembra ormai diffondersi, anche se non mancano gli irriducibili. “Continueremo una resistenza democratica – dice Egidio Del Giudice, progettista di interni – la discarica è uno scempio, una scelleratezza, ma Chiaiano non può lottare con la forza contro lo Stato”. Le speranze superstiti sono nella procura – alla quale il presidente della commissione ambiente del Comune di Napoli Carlo Migliaccio ha preannunciato un esposto – e nella Unione europea. “La normativa Ue stabilisce che le discariche debbano essere ubicate a non meno di due chilometri dagli ospedali – dice Del Giudice – qui sarebbe a 600 metri in linea d’aria”.

Discarica a Sant’Arcangelo Dovrebbe aprire a metà settimana la seconda nuova discarica della Campania. Dopo quella di Savignano Irpino, che si è aggiunta una decina di giorni fa allo sversatorio di Serre, tra mercoledì e giovedì dovrebbe essere utilizzabile la prima vasca di Sant’Arcangelo Trimonte, ai confini col foggiano. Oggi vi si è recato il sottosegretario all’Emergenza rifiuti Guido Bertolaso che, oltre al sopralluogo tecnico, ha incontrato anche il sindaco del piccolo comune Aldo Giangregorio, dalla quale ha ricevuto una piena assunzione di responsabilità per l’apertura del sito che sarà gestito dal Comune. Da definire interventi a favore dell’amministrazione municipale. A Sant’Arcangelo Trimonte saranno conferite 700mila tonnellate di “talquale”, immondizia non differenziata.

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22.06.2008: lo scenario estivo tra Scilla e Cariddi

Pubblicato da peppecaridi su 23, Giugno, 2008

E’ la prima domenica estiva di questa stagione, l’atmosfera è splendida: fa caldo, non c’è vento, il mare è placido e invitante.

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