Tutti i più grandi giornali online d’informazione hanno lanciato sondaggi sul futuro di Donadoni e sul prossimo commissario tecnico della nostra nazionale: è giusto che rimanga il CT dell’Europeo, oppure dovremmo cambiare mister magari accogliendo a braccia aperte un ritorno di Marcello Lippi, artefice del successo mondiale di due anni fa ?
I risultati dei sondaggi, a cui hanno votato decine di migliaia di Italiani, sono chiari, netti e inequivocabili: la percentuale che vorrebbe l’esonero di Roberto Donadoni è predominante, e oscilla tra il 69% della Gazzetta dello Sport (www.gazzetta.it, 38.000 votanti) il 60% del Corriere della sera (www.corriere.it, 12.000 votanti) e il 58% di Repubblica (www.repubblica.it, 43.000 votanti).
Gli Italiani che vogliono ancora Donadoni, quindi, oscillano tra il 31% e il 42%: pochi, decisamente la minoranza.
Dopotutto bisognerebbe attendere un altro pò per questo tipo di analizi e giudizi, poichè un’opinione data a mente calda dopo l’eliminazione ai rigori da parte della Spagna potrebbe essere influenzata dallo stato d’animo di delusione che ha accompagnato tutti gli Italiani.
Bisogna ragionare a mente fredda, in modo distaccato e obiettivo, e considerare che a questa nazionale è venuto a mancare il perno fondamentale della linea difensiva, Fabio Cannavaro, per uno “stupido” infortunio maturato in allenamento pochi giorni prima dell’inizio del torneo.
La squadra inoltre ha avuto molta sfortuna negli accoppiamenti ed è capitata nel girone di ferro, in cui ha dovuto affrontare squadre molto forti come Francia e Olanda, e una squadra comunque media, non certo scarsa ma con tanta qualità come la Romania.
E poi ai quarti, ciliegina sulla torta, la Spagna: una delle squadre tecnicamente più dotate del mondo, con un centrocampo fortissimo, dei grandi difensori, due attaccanti che fanno paura al solo nome e il portiere più forte del pianeta.
E proprio nella partita clou, il decisivo quarto di finale, sono venuti a mancare anche Ringhio Gattuso e soprattutto Andrea Pirlo, elemento fondamentale per il gioco offensivo e propositivo di quest’Italia per le sue grandissime qualità, nonchè uno dei principali protagonisti del trionfo mondiale.
Questo tipo di considerazioni non vanno tralasciate, così come va sottolineata l’umiltà e la modestia del mister che s’è saputo mettere in discussione, riconoscendo gli errori (nell’impostazione della prima formazione, contro l’Olanda) e “aggiustando” la squadra cammin facendo. Già nel secondo tempo contro gli “orange” s’era visto un dominio azzurro dopo gli innesti di Grosso, Del Piero e Casano: anche in quel caso però l’assedio fu sfortunato e si schiantò contro le grandi parate di Van der Sar. L’Olanda ha poi chiuso la gara sul 3-0 con l’unico contropiede in cui ha affacciato il naso fuori dalla propria metà campo in tutto il secondo tempo.
Con la Romania, così come poi nella vittoria con la Francia, l’Italia ha dominato, s’è vista annullare ingiustamente il goal di Toni e ha avuto la forza di pareggiare subito con grande coraggio dopo la batosta subita da Mutu per l’errore di Zambrotta.
Anche con la Spagna, l’Italia non ha giocato male. Ha fatto quello che poteva, vista l’assenza di Pirlo. Ha giocato sulla difensiva, attendendo le “furie rosse” nella metà campo. E come ha detto l’allenatore Spagnolo Aragonès, l’Italia gli ha eliminato tutti gli spazi, la Spagna ha fatto a partita più brutta dell’Europeo perchè non aveva sbocchi offensivi, infatti solo con qualche tiro di fuori del folletto Silva ha impensierito, e neanche in modo molto molto incisivo, la porta di Gigì Buffon.
La Spagna ha avuto difficoltà ad imporre il suo bel gioco grazie alla complessa rete difensiva architettata da Donadoni. Poi l’Italia ripartiva in contropiede con il tentativo di far male. Un paio di volte c’è anche riuscita, le due occasioni più pericolose di tutta la gara infatti le hanno create gli azzurri nel tiro i Camoranesi, incredibilmente respinto da Casillas d’istinto con il piede, e nel colpo di testa di Di Natale, anche quello parato magnificamente dal portiere del Real Madrid che adesso non vuole più essere il “vice Buffon”, ma è considerato il miglior portiere del mondo.
Ehhh Casillas. E’ stato bravissimo ad intuire tutti e quattro i rigori degli azzurri, non è un caso. E’ un gran pararigori, l’ha già dimostrato nella sua carriera: ieri ne ha parati due, ha sfiorato la palla negli altri due. Buffon invece ne ha parato solo uno: sta qui la differenza tra Italia e Spagna dopo una partita che probabilmente sarebbe finita 0-0 anche se fosse durata ua settimana di fila, tra due squadre molto forti nonostante all’Italia mancassero alcuni elementi fondamentali.
Donadoni dovrebbe rimanere, avere un’altra chance, guidare l’Italia nelle qualificazioni per i mondiali del Sud Africa e poi giocarsi lì il titolo di Campione del Mondo in un altro importante torneo internazionale: lo merita perchè in quest’Europeo siamo usciti comunque ai quarti, perdendo solo ai rigori, e non è tutto da buttare. Gli esordi in importanti tornei internazionali di giovani Italiani come Chiellini e Aquilani sicuramente saranno importanti per il futuro di questa squadra, così come il fatto di aver ritrovato Antonio Cassano dopo tanti anni in azzurro, di averlo riportato giustamente alla ribalta con una scelta di grande coraggio e responsabilità, è un grande merito esclusivamente del mister e da questo punto di vista non vanno fatti passi indietro. L’allenatore è fondamentale nella gestione del rapporto con un giocatore come Cassano, e la sensazione è che difficilmente rivedremo “VotAntonio”, come lo chiama adesso la stampa, in nazionale se Donadoni verrà esonerato.
Ha fatto più che bene a non dimettersi, fa benissimo a non pensarci neanche: ci pensi la federazione ad esonerarlo prendendosi la responsabilità di questo gesto.
Potrebbe tornare Lippi. Già, Marcello Lippi: l’allenatore del trionfo mondiale. Una squadra che, rispetto a quella di quest’Europeo, aveva due centrali di difesa che si chiamavano Alessandro Nesta e Fabio Cannavaro. Aveva sempre titolare Francesco Totti, e che comunque non giocò mai tanto bene: 2-0 con il Ghana grazie ad un calcio piazzato e ad un contropiede, poi sofferto 1-1 con gli Stati Uniti e un altro discreto 2-0 contro la Republica Ceca, prima di affrontare l’Australia di quell’Hiddink che oggi guida la Russia in semifinale a Euro2008. Che partita, quella. Messi sotto dall’Australia, riusciamo ad evitare i tempi supplementari grazie ad un calcio di rigore procurato da Grosso (grave ingenuità del difensore australiano) e realizzato da Totti nei minuti di recupero. Poi la sorte c’è ancora fortunata, ci capita l’Ucraina, la squadra meno dotata tra le 8 arrivate ai quarti di Germania2006. In semifinale giochiamo alla pari con la Germania padrone di casa, trovando uno storico successo ai tempi supplementari e in finale soffriamo tremendamente la Francia, che ai punti meriterebbe la vittoria, beffandola però ai rigori. Un mondiale vinto affrontando comunque fino in semifinale solo squadre di basso livello: Ghana, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Australia, Ucraina … non c’è nessun paragone con i team incontrati quest’anno: Olanda, Romania, Francia, Spagna …
Nessuno può dire se Donadoni sarebbe riuscito a vincere lo stesso in Germania al posto di Lippi, così come è impossibile sapere cosa avrebbe fatto l’Italia in quest’Europeo con l’allenatore del trionfo modiale al posto dell’attuale CT. Ma senza dubbio la differenza abissale nella potenza e nella qualità delle avversarie incontrate va considerata.
L’Italia vinse quel mondiale per grinta, orgoglio, fame. Per la voglia di rifarsi un’immagine dopo lo scandalo di calciopoli. Per il cuore dei giocatori che scendevano in campo e per la motivazioni che Lippi trasmetteva ai ragazzi in azzurro. Ma certo non fece un torneo di calcio – champagne.
Con la Spagna abbiamo perso ai rigori. Se solo Di Natale fosse riuscito a metterlo dentro, portandoci sul 3-3, chissà come sarebbe potuta finire. E se avessimo vinto (sempre ai rigori!) oggi tutti osannerebbero Donadoni, salendo sul carro del vincitore. In realtà bisogna avere la maturità e la serenità di non guardare solo al risultato, specie quando dipende dai calci di rigore.
Il ritorno di Lippi è pericoloso tanto per l’Italia quanto per Lippi stesso, che adesso è ricordato da tutto il Paese come il mister del Mondiale, ma che tornando sulla panchina azzurra potrebbe eliminare quei ricordi e sostituirli con altri, probabilmente meno piacevoli, considerando che, anche solo dal punto di vista meramente statistico, vincere un altro mondiale subito dopo il successo di Berlino non sarà cosa facile.
E allora Lippi farebbe meglio a non tornare, per rimanere sempre l’allenatore del mondiale, e Donadoni dovrebbe rimanere per plasmare, forte dell’esperienza di questi Europei, un gruppo che sappia difendere il titolo in Sud Africa nel 2010. L’importante è, e sarà sempre, l’impegno, l’orgoglio e il cuore. A prescindere dai risultati, che dipendono da molti altri fattor esterni (fortuna, arbitraggi, squalifiche, infortuni, episodi). Impegno, orgoglio e cuore che non sono mancati a quest’Italia e che quindi le consentono di tornare a casa con dignità, a testa alta, come giustamente è stata accolta all’Aeroporto di Malpensa: applausi e incoraggiamenti.
Perchè, non dimentichiamocelo mai, i primi ad essere delusi sono proprio loro.
I prossimi impegni della nazionale:

















NAPOLI (Reuters) – Iniziano domani i lavori di progettazione della discarica di Chiaiano, il sito di Napoli dichiarato idoneo per il deposito di rifiuti e che entrerà in funzione tra non meno di tre mesi, mentre sempre per domani è prevista l’apertura dell’impianto di Sant’Arcangelo Trimonte.