La (vera) telenovela di Rete 4, ancora in onda tra decreti, pianti e scoop
Pubblicato da peppecaridi su 5, Maggio, 2008
Ecco come Emilio Fede continua a dirigere il TG 4 nonostante la sentenza di incostituzionalità del 1994
La (vera) telenovela di Rete 4, ancora in onda tra decreti, pianti e scoop
Una legge del Governo Prodi (1996-1997) ha consentito lunga vita all’odiata rete “Berlusconiana”
di Peppe Caridi
Il 31 gennaio 2008 la Corte Europea con una sentenza ha dichiarato illegale il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive, dando ragione a Francesco Di Stefano, editore di Europa 7, emittente televisiva che ha vinto la concessione regolare di trasmettere sulle frequenze che attualmente usa Rete4.
Quella di Rete4 e di Emilio Fede è una storia nella storia della televisione, una storia non certo facile: lunga, tribolata, a tratti tormentata.
Un po’ come una telenovela; ma non è fiction: è realtà. Ogni qual volta sembra avvicinarsi l’epilogo, entra in scena un nuovo protagonista, un nuovo elemento che stravolge la situazione tanto da trasformare quello che doveva essere un “addio” in un “arrivederci alla prossima serie”: come avviene nell’ultima puntata de I Cesaroni (o di Un Medico in Famiglia per par-condicio) che lasciano con il fiato sospeso e rimandano a quella successiva.
Le avventure di Fede, soprannominato dai blogger del web Sciupone l’Africano per via di un contenzioso sulle spese di un periodo di lavoro in Africa negli anni ’60 (una bottiglia d’acqua al costo di 1000£ era parso eccessivo ai dirigenti Rai), cominciano il 28 agosto’84, quando Berlusconi acquisisce Rete4 che era nata il 4 gennaio ‘82 per iniziativa della Mondatori.
Il 20 ottobre dello stesso anno, il governo Craxi emette il decreto salvaprivate, rinnovato il 6 dicembre e trasformato in legge il 4 febbraio ‘85, che si limita a “fotografare” la situazione esistente, legittimandola legalmente, in attesa di una legge che regolamenti il sistema: legge che arriverà solo dopo 5 lunghi anni.
Il 5 agosto ‘90 viene approvata la legge Mammì che consente allo stesso soggetto di avere massimo tre reti e che quindi non fa altro che confermare la situazione esistente.
Per altri 4 anni “tutti vissero felici e contenti”, rendendo questa tele – telenovela (reale) un po’ più tenera e sobria.
Probabilmente fino ad oggi mai sarebbe cambiato qualcosa se ad intervenire non fosse stata la Corte Costituzionale, che il 5 dicembre ‘94 dichiara incostituzionali alcuni articoli della Mammì e dice no alle tre reti per un unico proprietario, stabilendo che il problema deve essere risolto entro il ‘96.
Si ricomincia così con miseria e nobiltà: come nella commedia del ‘54 in cui Totò si ritrova a recitare la parte di un popolano che vive pieno di guai, tra miseria vera e falsa nobiltà, il nostro Sciupone l’africano piange in diretta TV, come se il Tg4 fosse la diretta de L’isola dei famosi (o del Grande Fratello, anche qui la par-condicio…) e viene consolato dalle sue “girls” di redazione, che abbandonano la ricerca dello scoop del giorno per stare vicino all’amato leader.
Nel ‘96 il governo Prodi con un decreto legge fa slittare il termine imposto dalla corte costituzionale: forse le lacrime di Fede hanno commosso gli animi brutali dei mangiabambini comunisti che, in tanti anni di governo, mai hanno realizzato quella legge sul conflitto d’interessi che in ogni campagna elettorale hanno utilizzato come cavallo di battaglia.
Il 31 luglio ‘97 viene approvata la legge Maccanico: Rete4 (e anche Rai3) devono andare sul satellite. Non subito, però. Alla faccia dei dettami della corte costituzionale: Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta.
Il trasferimento avverrà solo dopo che si sarà verificato lo sviluppo effettivo dell’utenza satellitare.
Altre storie si intrecciano: inizia la vicenda del digitale terrestre, che secondo la legge Gasparri (3 maggio ‘04) sostituirà la televisione analogica nel 2012 realizzando così quello sviluppo effettivo dell’utenza auspicato dalla Maccanico come presupposto per trasferire Rai3 e Rete4 al digitale: così, probabilmente, le reti che dovevano spostarsi molti anni fa, lo faranno quando non esisterà più la televisione analogica e sarà tutto in digitale, in modo che possano continuare a convivere felici e contenti, nonostante i momenti di crisi e i pianti stucchevoli in diretta TV.
Peppe Caridi















