Che storia triste, quella del piccolo Martino Audibert morto il 9 Marzo all’ospedale di Torino dopo una settimana tremenda di dolori lancinanti sottovalutati dagli “esperti” medici dell’ospedale infantile Regina Margherita, considerato erroneamente uno dei migliori d’Italia nel settore. Un errore può capitare a tutti, sia chiaro, ma non così grave. Non si gioca con le vite umane.
Martino, caduto accidentalmente da una giostra, ha dovuto attendere 8 ore affinchè arrivasse l’ambulanza a Bielmonte, nel Biellese, per soccorrerlo ed è stato portato a Novara senza far salire però il padre sul mezzo: quando poi il genitore è giunto all’ospedale, ha trovato il piccolo abbandonato al suo destino e dopo ore e ore in cui s’è perso tempo fondamentale, hanno scoperto che lì non potevano curarlo e che doveva essere trasferito a Torino.
Basterebbe questo … ma ancora non è niente rispetto alla tragedia che s’è poi consumata nel capoluogo piemontese, dove dopo l’operazione, avvenuta il giorno successivo, il bambino continuava ad avvertire dolori lancinanti lamentandosi giorno e notte, ma veniva etichettato come ansioso per il timore, la paura e lo shock della caduta. La madre, che aveva capito la gravità della situazione, era vista come un’isterica, e così dipinta anche a livello mediatico dai quotidiani locali.
Alla fine il piccolo Martino è morto, e l’autopsia è inequivocabile: i medici l’hanno ucciso, come purtroppo troppo spesso capita con frequenti casi di malasanità negli ospedali Italiani.
Nessuno, però, ne parla. Nessuno parla dei tanti casi di malasanità che capitano spesso purtroppo anche negli ospedali del nord.
Fosse successo in Calabria, si sarebbero sprecati fiumi d’inchiostro in tutti i giornali nazionali.
Il problema della malasanità è un’emergenza nazionle, come purtroppo molti altri problemi del nostro Paese non sono solo del sud ma di tutte le Regioni. Non sono ancora terminati i tempi del razzismo psicologico veicolato dai mezzi di informazione che tendono a nascondere e camuffare ogni spiacevole avvenimento che accade al settentrione, e invece ad ingrandire e pubblicizzare a dismisura le nefandezze che accadono (e accadono senza dubbio!) nel mezzogiorno.
Ma tali nefandezze accadono ovunque, così come ci sono tante belle storie a lieto fine pure negli ospedali del sud, tanti medici preparati, e belle strutture.
Tutto il mondo è Paese, e finchè non si penserà a risolvere i problemi dell’Italia in quanto tali, ma si continuerà a dividere il Paese a metà facendo finta di vedere “buoni” e “cattivi” solo per l’area geografica, difficilmente si potranno fare passi in avanti.
9/3/2008 (7:39) – DOPO L’INTERVENTO ERA STATO DICHIARATO FUORI PERICOLO
MORTO IL BIMBO CADUTO DAL CASTELLO GONFIABILE
La giostra era stata travolta da una tromba d’aria, aveva otto anni
MARCO ACCOSSATO, MAURIZIO ALFISI
TORINO
Per la prima volta dopo sette giorni d’angoscia, l’altro ieri i medici del reparto di Rianimazione al Regina Margherita di Torino avevano tranquillizzato papà e mamma: «Vostro figlio sta meglio, l’intervento è riuscito e Martino tornerà presto a casa». Per la prima volta Francesca Audibert aveva sorriso, dall’istante del terribile incidente. Invece Martino, 8 anni, residente a Cesana, in Valsusa, è morto poche ore dopo. Le sue condizioni sono precipitate all’improvviso alle 4,30 di ieri, come sabato 1° marzo era precipitato lui, all’improvviso, da quel castello gonfiabile trascinato via dal vento sulle piste di Bielmonte, nel Biellese. Un volo di 10 metri a faccia in giù sull’asfalto. La corsa al pronto soccorso di Novara, i primi esami, poi il trasferimento d’urgenza in rianimazione all’Infantile di Torino: tutto inutile, adesso.
«Arresto cardiocircolatorio», dice il referto. E’ la causa della morte. Il perché è un mistero. I genitori sono stravolti, i medici attoniti. «Nulla – dichiara il direttore sanitario, Vinicio Santucci – faceva prevedere una tragedia simile». Nulla faceva pensare a nessuna complicanza, ora che la prognosi era praticamente sciolta. Cadendo, mentre stava per lanciarsi lungo lo scivolo del castello gonfiabile, Martino si era ritrovato con diverse fratture al volto: mandibola, orbita destra, setto nasale e mascella.
Nello schianto aveva perso i denti e riportato un trauma al polmone. «Lieve», secondo il direttore sanitario dell’Infantile. «Ma dopo l’intervento di ricostruzione maxillo-facciale eseguito martedì mattina alle Molinette – dice Santucci – era stato dichiarato fuori pericolo, si stava già pensando al trasferimento in un reparto di degenza».
In attesa dell’autopsia
E’ stata disposta l’autopsia, esame che il padre di Martino, Emilio Audibert, avrebbe comunque preteso: «Perché nostro figlio è morto in ospedale? Ci avevano garantito che stava meglio».
Nella ricostruzione della tragedia di Bielmonte, l’unico elemento certo, per il momento, è l’ora della richiesta di soccorso al 118: 12,26. Una raffica di vento a 140 all’ora si era abbattuta sull’area giochi. «C’erano due giostre, uno scivolo a forma di castello e un “salterello”, materasso su cui si può saltare», spiegano alcuni testimoni. C’erano due bambini, uno era Martino.
Tutto è accaduto in un attimo. Secondo l’indagine dei carabinieri, il castello gonfiabile (peso 80 chili) era ancorato con 4 picchetti lunghi 35 centimetri, conficcati nel terreno. Ma la raffica di vento ha strappato gli ancoraggi e Martino, in cima alla giostra, è stato prima spinto di lato, poi scaraventato sull’asfalto mentre il grosso gioco volava via come una piuma per 30 metri.
Malgrado un soccorso durato forse troppo, il peggio sembrava ormai superato. Fino a ieri, quando i monitor hanno dato l’allarme: Martino è stato rianimato per un’ora e mezzo. Inutilmente.
9/3/2008 (7:44) – INTERVISTA
Il padre di Martino: “Voglio un’inchiesta, qualcuno deve pagare”
Le parole diel papà di Martino Audibert, il bimbo morto a soli otto anni cadendo da dieci metri da un castello gonfiabile a faccia in giù
FRANCESCO FALCONE
CESANA (Torino)
Emilio Audibert non si dà pace. Come sua moglie Francesca. Vogliono vedere chiaro sulle responsabilità dell’incidente che una settimana fa ha causato il ferimento del figlio. E vogliono che emerga la verità sulla sua morte.
Pensa che ci siano responsabilità precise?
«In questa vicenda è andato tutto storto. Siamo distrutti ma ciò non impedisce di chiedere giustizia, perché non è accettabile che un bambino sia potuto morire così, a otto anni».
Lei chi intende citare?
«I responsabili di quella maledetta struttura che ha causato l’incidente di Martino: il castello gonfiabile non era ancorato a terra nemmeno con una corda, il vento lo ha sradicato via in pochi attimi, scaraventando mio figlio a diversi metri di distanza. Causandogli gravi traumi, e una morte assurda».
Quindi non è stata una fatalità?
«Ma come si fa a dire una cosa del genere? Qualcuno ha delle colpe, deve averle. Perché se quel gonfiabile fosse stato ancorato bene, posizionato altrove o chiuso al pubblico per il vento, nessuno si sarebbe fatto male. Mi hanno dato fastidio le difese d’ufficio del giorno dopo: hanno detto e scritto dei soccorsi immediati, ma non è vero nulla».
Perché?
«Io mi sono allontanato da Martino solo un momento, lui è rimasto con la nonna. Quando quella tromba d’aria si è abbattuta sul gonfiabile, mia suocera l’ha visto volare via. E per diversi minuti non è corso proprio nessuno a dare una mano. Anzi, l’ambulanza è arrivata un’ora dopo».
E una volta giunti in ospedale?
«Prima l’hanno portato a Novara, dov’è rimasto in attesa al pronto soccorso per ore. Poi hanno deciso di trasferirlo a Torino, ma si è perso altro tempo prezioso. E così, a fine pomeriggio, l’elicottero non poteva più decollare, hanno dovuto caricarlo su un’ambulanza. Tutto ciò non fa che accrescere il mio dolore: sono consapevole che si poteva fare di più per aiutarlo a guarire».
Arrivati a Torino, però, l’intervento sembrava andato bene. Le avevano dato speranze?
«Già a metà settimana i medici hanno detto a me e a mia moglie che era in via di miglioramento, che era fuori pericolo. Martino aveva ripreso a parlare, era consapevole di tutto. Certo, era agitato: per questo Francesca è stata lì con lui per due giorni interi. Ma eravamo ottimisti, si stava riprendendo».
E poi, che cos’è accaduto all’alba di ieri? Si parla di un embolo. Che vi hanno detto i medici?
«Sappiamo solo che se n’è andato in cielo. Io, però, voglio risposte chiare: se si è trattato di malasanità, me lo devono dire. Per questo ho dato subito il consenso all’autopsia, anche se ritarderà il funerale che porterà tutto il paese a dare l’ultimo saluto a mio figlio».
6/4/2008 (13:11) – INCHIESTA, IL BIMBO CADUTO DAL CASTELLO GONFIABILE
IL PM VUOLE I NOMI DEI MEDICI DI MARTINO
Svolta nell’indagine sul Regina Margherita
ALBERTO GAINO
Con un fax – ricevuto nel tardo pomeriggio di venerdì dalla direzione sanitaria dell’ospedale infantile Regina Margherita – la procura ha avviato la nuova indagine sulla morte di Martino Audibert, il bambino di otto anni che ha sofferto le pene dell’inferno prima di spirare all’alba dell’8 marzo in un letto del reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale. L’autopsia, eseguita dall’anatomo-patologa cinese Yao Chen, ha consentito di far emergere che non ci si era accorti della lesione del diaframma riportata nel terribile volo dal castello gonfiabile sollevato dalle fortissime raffiche di vento che avevano investito, il primo marzo, la località sciistica di Bielmonte, nel Biellese.
Primo marzo-otto marzo: per tutto questo arco di tempo nessun medico si è reso conto di una lesione che, ha chiarito il medico legale, se curata tempestivamente, non avrebbe provocato il quadro clinico devastante che ha portato alla morte di Martino. La profonda lacerazione riscontrata in sede di esame autoptico ha evidenziato come gli organi addominali abbiano compresso uno dei polmoni, riempitosi successivamente di liquido edematoso, e schiacciato il cuore. Le altre fratture, al volto e al bacino, non erano gravi. La testimonianza dei genitori, Emilio e Francesca, è agghiacciante: «Martino ha cominciato ad accusare dolori lancinanti dalle 14 di giovedì 6 marzo».
Questo omicidio colposo, con questa agonia, è un caso che scuote e turba molto di più di tante altre morti in ospedale causate da negligenza o errori di sanitari. Il fax della procura torinese diventa il primo atto conseguente alle anticipazioni del medico legale: consegna alla direzione sanitaria del Regina Margherita l’ordine di comunicare, entro sette giorni, i nominativi e gli incarichi di tutti i medici che abbiano «operato su Martino Audibert».
Il bambino fu trasportato in elicottero, via Novara, a Torino e ricoverato in rianimazione, all’ospedale torinese. Il martedì è stato operato alle Molinette: riduzione delle fratture del volto. Riportato al Regina, è stato poi trasferito nel reparto di degenza di otorinolaringoiatria. La lista dei medici da segnalare alla procura comprenderà anche gli specialisti chiamati a consulto. Non sarà breve. Con l’aiuto del medico legale e forse di nuovi consulenti tecnici la magistratura dovrà incrociare le funzioni e le competenze di ciascuno dei medici intervenuti con la lettura della cartella clinica del bambino. Impegno tutt’altro che semplice.
Walter Arossa, direttore generale dell’Aso Sant’Anna-Regina Margherita, offre la collaborazione dell’ospedale e ricorda: «Avevamo noi stessi deciso di ricorrere all’autopsia, dopo la morte di Martino».