GLI ERRORI DI FINI, IL PDL E UN GOVERNO CHE TORNA AD AMMINISTRARE L’ITALIA
Pubblicato da peppecaridi su 8, Marzo, 2008
L’Italia vive una fase di transizione politica molto intensa e passionale, tanto che importanti fermenti coinvolgono tutte le realtà partitiche da estrema destra a estrema sinistra.
Berlusconi ha dato una lezione a tutto il mondo politico non accogliendo Mastella all’interno del centro/destra e costringendolo a sciogliere l’Udeur ed a tagliarsi completamente fuori dalla scena politica nazionale: un bene per il Paese, dopo che invece Prodi era sceso a compromessi con l’ex parlamentare, dandogli l’importantissimo incarico di ministro della giustizia.
Il panorama politico che si delinea in vista delle prossime elezioni appare abbastanza chiaro, con 4 poli che raggiungeranno lo sbarramento: il PDL (45%) di Berlusconi e Fini, l’UDC (7%) di Casini, il PD (35%) di Veltroni e l’ARCOBALENO (7%) di Bertinotti.
Secondo le ultime stime, non ce la farà a sedere in parlamento LA DESTRA di Storace e della Santanchè, che inizialmente sembrava aver portato a sè un bel pò di elettorato di Alleanza Nazionale, che però negli ultimi giorni sta rientrando nel PDL per differenti motivi.
Il passaggio che ha portato alla realizzazione del PDL non è stato indolore, soprattutto per alcune realtà dell’ex centro/destra, a partire da Fini.
Fini ha sbagliato, senza dubbio ha sbagliato molto negli ultimi due anni.
E quando dico che ha sbagliato, non mi riferisco al fatto di essersi adesso alleato con Berlusconi.
Il PDL è un listone elettorale, non ancora un partito: diventerà partito quando, dopo le elezioni, sia Alleanza Nazionale che Forza Italia con rispettivi congressi si scioglieranno per confluire nel PDL: in quel momento nascerà in Italia una destra moderna, al passo con i tempi, in sintonia con il Ppe, Partito Popolare Europeo.
Il PDL, per intenderci, è quello che l’ULIVO è stato al senato nelle scorse politiche dell’aprile 2006: un listone elettorale e nulla più.
Fini ha fatto benissimo ad allearsi con Berlusconi in questo grande partito di destra, perchè altrimenti la destra in Italia non avrebbe avuto futuro e prospettiva.
Gli errori del segretario di Alleanza Nazionale sono da ricercare nei mesi precedenti, quando ha ingiustamente cercato la sfida e lo scontro con Berlusconi.
E’ vero che i metodi del cavaliere, spesso arroganti e supponenti nei rapporti politici con gli alleati, non sono dei migliori. Ma è anche vero che siamo in un Paese democratico e che quindi è giusto che ci siano delle gerarchie che tutti devono rispettare all’interno di una coalizione in cui c’è una forza che ha il 30% dei consensi mentre le altre forze non arrivano neppure alla metà.
Fini è stato colpito per mesi e mesi dall’individualismo che purtroppo oggi è un male di tanti esponenti politici a tutti i livelli. Voleva a tutti i costi in mano la leadership del centro/destra senza capire che ancora i tempi non erano maturi, e che non c’era l’esigenza di farlo in quel momento.
Stessa malattia ha afflitto Casini.
Casini (6% alle ultime politiche) e Fini (12%) hanno voluto singolarmente sfidare chi ha avuto un mandato popolare del 26% ed ha dimostrato un consenso di partito (Forza Italia) superiore al 30%.
In democrazia chi ha più voti comanda, a prescindere dai contenuti. Decide la volontà del popolo.
Certamente Fini avrebbe fatto meglio ad evitare lo scontro con Berlusconi nei mesi precedenti alla caduta di Prodi, lì ha sbagliato, ma per fortuna non s’è lasciato poi contagiare a lungo dalla malattia di protagonismo come invece ha perseverato Casini.
Errare è umano, perseverare è diabolico.
Fini ha sbagliato, ma da uomo s’è assunto le sue responsabilità, ha chiesco scusa, debellato la malattia.
Casini, invece, ha perseverato.
L’UDC perde pezzi in tutt’Italia, moltissimi suoi esponenti sono passati con il PDL di Berlusconi e Fini, e il sorprendente risultato dai sondaggi che lo danno comunque al 7% dimostra il fatto che sta togliendo molti voti a Veltroni. Sono i voti dei centristi cattolici e democristiani del PD che, scontenti di alcune derive a loro avviso troppo a sinistra, preferiscono votare l’UDC. Elettori che probabilmente voterebbero anche un partito di centro/destra ma non lo fanno oggi per l’odio personale nei confronti di Berlusconi veicolato dalla stampa di sinistra e dalla sinistra in genere dal momento in cui l’imprenditore Milanese è entrato in politica.
E così Casini, che voleva a tutti i costi competere con il Cavaliere, gli sta facendo un grande favore.
Il PDL ha tutta l’intenzione di avere un largo consenso e governare da solo il Paese: senza l’UDC, senza l’UDEUR, senza compromessi, senza troppi vincoli e paletti, con una base di valori e principi condivisa dai vertici politici all’elettorato, e con le idee chiare per il futuro.
Futuro che è ancora tutto da scrivere e decifrare, ma che passa senza ombra di dubbio dalle elezioni del 13 e 14 aprile quando in Italia finalmente, dopo due anni di immobilismo politico, tornerà un governo.
Un governo di destra, di sinistra, di coalizione: a prescindere dal colore, tornerà un governo. Ed è il primo punto da realizzare per rimettere in moto l’Italia.
















pistolato detto
A prescindere dalle idee politiche, che non combaciano con le mie, vorrei solo farti notare che la scelta di non accogliere nel PDL Mastella è solo frutto di un calcolo molto semplice: Berlusconi infatti ha capito benissimo che avere l’UDEUR in coalizione significa portare dentro un elettore e farne uscire 3 o 4.
Sono stati Fini e Bossi a non volere Mastella e a far pesare questa volontà sul Cavaliere, perchè vorrei ricordare che fino a un mese fa Bondi e Cicchito dicevano ‘Mastella è il benvenuto nel PDL’. E Bondi e Cicchito non parlano mai per sè ma per intercessione di qualcun altro….
peppecaridi detto
Il risultato è quello che conta, e Mastella non sarà più in parlamento, credo possa essere una gioia per tutti gli Italiani.
Berlusconi voleva anche l’indulto nella precedente legislatura, ma Bossi e Fini gli impedirono di farlo.
Ecco perchè è importante il PDL, per evitare derive centriste che fanno solo male al Paese.