LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

L’inchiostro è il mio campo, su cui posso scrivere valorosamente; la penna, il mio aratro; le parole, la mia semente.

AREA DELLO STRETTO: BISOGNA PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI

Pubblicato da peppecaridi su 24, Gennaio, 2008

Nella sala conferenze di Palazzo Foti, sede del Consiglio Provinciale di Reggio Calabria, s’è tenuto un convegno molto approfondito sul tema dell’Area metropolitana dello Stretto dal titolo: “Dall’Area dello Stretto alla Città Metropolitana dello Stretto” : sono intervenuti tutti i massimi rappresentanti delle autorità locali, le due province, i comuni, e molti docenti Universitari di Reggio, Messina, Torino e Napoli.

Con la moderazione del giornalista Enzo Tromba, ha iniziato i lavori il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, Peppe Bova, il firmatario di una legge in favore dell’area metropolitana dello Stretto che però stenta ad essere approvata in consiglio Regionale a causa dell’opposizione campanilistica dei consiglieri cosentini e catanzaresi: il Presidente del Consiglio Regionale s’è detto convinto che il 2008 deve essere l’anno della svolta concreta per la realizzazione dell’area metropolitana di Reggio e Messina perchè i tempi ormai sono maturi.

L’intervento del Presidente della Provincia di Messina, Salvatore Leonardi, ha scosso la sala: “Si parla di Area Metropolitana dello Stretto ormai da 40 anni. Non possiamo più andare avanti così: o si avvia la fase concreta di realizzazione, altrimenti ci mettiamo l’anima in pace e ci abbandoniamo al destino. Io sono un convinto sostenitore dell’Area Metropolitana dello Stretto e di convegni belli e interessanti possiamo farne quanti vogliamo, ho un grande piacere ad incontrarvi sempre e sono sempre stato presente. Ma se vogliamo fare qualcosa di concreto e positivo per la nostra terra, dobbiamo darci una scossa pratica, concreta, e bisogna davvero realizzare quest’area metropolitana di cui parliamo da decenni. Io finisco nel maggio 2008 il mio mandato politico alla Provincia di Messina, e sarei molto soddisfatto, come se realizzassi un sogno, se concludessi questo mio mandato con la realizzazione dell’Area Metropolitana. Bisogna riprendere il Protocollo d’Intesa firmato qualche anno fa tra le due Province, aggiornarlo e avviare i lavori concreti per realizzare quell’ente nuovo che dia impulsi di sviluppo all’area dello Stretto, dal punto di vista economico, turistico, sociale, civile e culturale. Serve la sinergia tra le università, bisogna creare un osservatorio dello Stretto e bisogna farlo davvero perchè è passato troppo tempo da quando se ne parla e ormai rischiamo di parlarne per altri 40 anni”.

Tra i vari interventi, s’è parlato molto delle Università e del declino dell’ateneo messinese che starebbe diventando, a detta di Bova, un ateneo provinciale, mentre quello reggino si chiude a riccio in se stesso ed è ancor meno che provinciale, mentre Cosenza si sta dando forza con un polo universitario interregionale che possa essere il vettore di cultura principale del meridione.

L’università è al centro delle due città di Reggio e Messina perchè coglie i fermenti giovanili e perchè forma la futura classe dirigente: l’area metropolitana dello Stretto non può che passare dalla fusione tra l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Per conto dell’Amministrazione Comunale di Reggo Calabria, è intervenuto Candeloro Imbalzano, Assessore alle Attività Produttive e all’Area Metropolitana dello Stretto, che ha elencato tutte le iniziative realizzate dal Comune di Reggio per la realizzazione dell’area metropolitana tra cui l’inserimento nel progetto programmatico della città, l’adesione all’Area Metropolitana dello Stretto, quindi nello sviluppo futuro di Reggio, immaginando la Città inglobata in un’area molto estesa, una vera e propria metropoli, che si relazioni con Melito Porto Salvo e Gioia Tauro così come con Taormina, Milazzo, Lipari, oltre che ovviamente Messina e Villa San Giovanni.

Imbalzano è stato molto più ottimistico di Leonardi e ha voluto spronare il collega ad una rinnovata fiducia affinchè il consenso popolare ormai conquistato nel cuore di reggini e messinesi dall’idea dell’area metropolitana aiuterà e non poco la relizzazione di quest’istituzione da intendere, dal punto di vista giuridico e istituzionale, come un ente del tutto nuovo sul panorama nazionale.

A proposito della realizzazione concreta dell’Area Metropolitana dello Stretto, è intervenuto il prof. Antonino Spadaro, docente ordinario di diritto costituzionale presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che ha parlato della fattibilità tecnico-giuridica dell’Area dello Stretto.

A dire il vero, il prof. più che altro ha espresso i suoi pareri e le sue opinioni, pur facendo un quadro tecnico abbastanza completo delle possibilità giuridiche della realizzazione dell’area dello Stretto e affermando che è impossibile creare un’area metropolitana conurbata e che piuttosto Reggio dovrebbe lavorare per creare un’Area Metropolitana tra il comprensorio della Costa Viola (Palmi, Bagnara, Scilla), Villa e lo Stretto (Catona, Gallico, Reggio, Pellaro) e il basso jonio fino a Melito Porto Salvo, facendo nascere la decima area metropolitana a livello nazionale (oggi le aree metropolitane riconosciute sono 9 in Italia) all’interno della Regione Calabria.  Questo sarebbe il primo passaggio per poi lavorare in sinergia con l’Area Metropolitana di Messina che già esiste e che è riconosciuta dalla legge speciale della Regione Sicilia (oggi le aree metropolitane riconosciute sono 3 in Sicilia). Secondo il prof. Spadaro, è impossibile creare un’Area Metropolitana tra due Città che appartengono a Regioni differenti, tra cui una a statuto speciale.

Ma, come scritto, più che un rapporto tecnico/giuridico, l’intervento di Spadaro è sembrato un intervento di opinione, e a tratti scoraggiamento, verso la realizzazione di un ente del tutto nuovo che, come ha detto Leonardi, non deve più limitarsi a guardare alla Città Metropolitana dello Stretto bensì deve avviare il programma per realizzare la Regione dello Stretto che abbia come capoluogo la Città Conurbata di Reggio e Messina unite, in cui le attuali due Città non sarebbero altro che due quartieri di una stessa Città.

D’accordissimo l’Assessore Imbalzano che ha portato ad esempio l’Area del Garda, un comprensorio nato all’interno di un’area amministrata politicamente da tre Regioni (Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige) di cui una (il Trentino appunto) a Statuto Speciale.

Per l’Area dello Stretto bisognerebbe creare una nuova legge costituzionale speciale, un pò come quella per Roma Capitale, che assegni all’area metropolitana i poteri di legiferare su quest’area che diventerebbe una Regione con autonomia speciale, realizzando quella che da sempre è la vocazione federalista di questo territorio.

Emblematici i gesti di disaccordo, in contemporanea, di Imbalzano e Leonardi, quando il prof. Spadaro ha detto che con l’Area Metropolitana si rischierebbe di creare un ghetto di malavita organizzata protetto dallo Stato, invocando l’aiuto dello stato “più stato più stato” e non l’avvicinamento alle autonomie.

Nulla di più sbagliato.

La nostra terra ha bisogno di autonomia, non siamo stupidi e sappiamo governarci da soli, anche perchè sarebbe un cambiamento drastico e forte rispetto alla situazione di sottosviluppo del mezzogiorno che è iniziata, guarda caso, proprio da quanto quell’autonomia locale è venuta a mancare, con l’Unità d’Italia.

A tal proposito, Don Luigi Sturzo disse:  “Lasciate che noi del meridione possiamo amministrarci da noi, da noi designare il nostro indirizzo finanziario, distribuire i nostri tributi, assumere la responsabilità delle nostre opere, trovare l’iniziativa dei rimedi ai nostri mali; non siamo pupilli, non abbiamo bisogno della tutela interessata del nord; e uniti nell’affetto di fratelli e nell’unità del regime, non nella uniformità dell’amministrazione, seguiremo ognuno la nostra via economica, amministrativa e morale nell’esplicazione della nostra vita” 

Hanno completato il quadro gli interventi del prof. Mollica sulle convenienze pubbliche e private dell’Area dello Stretto, il prof. Mazzolani sulla mobilità dell’area metropolitana, la prof.ssa Thermes su come progettare l’area metropolitana, il prof. Roscelli sui sistemi integrati di trasporto, e il prof. Gambino con un convincente intervento dal titolo: “Dalla conurbazione alla Regione dello Stretto. Utopia o realtà?”.

Ludovico Fulci, Vice-Presidente della Società Ponte Archimede, ha concluso il convegno organizzato dal Lions Club di Villa San Giovanni (di cui il Sindaco Rocco Cassone è socio) e non è un caso se in quest’interessante convegno sull’area metropolitana s’è parlato di tutto tranne che del Ponte sullo Stretto, che viene considerato dal Lions Club così come dal Sindaco di Villa, un’opera che addirittura tenderebbe ad allontanare le due sponde anzichè ad avvicinarle. Il Sindaco di Villa ha infatti elencato tutti i progetti di rinnovamento della città dello Stretto per migliorare il sistema di collegamento con Messina, i cantieri per il porto turistico e il nuovo attracco delle navi traghetto, e una serie di parcheggi multipiano che agevolino l’utente che arriva a Villa e deve recarsi a Messina.  Cassone ha sottolineato appunto l’importanza del progetto del Ponte di Archimede che prevede una serie di ponti culturali, sociali e civili che non abbiano alla base una struttura di cemento e acciaio ma una solidità di rapporti sociali e civili molto dura.

Alcune Fotografie del Convegno


FOTOGRAFIE E ARTICOLO
PEPPE CARIDI

 

Una Risposta a “AREA DELLO STRETTO: BISOGNA PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI”

  1. [...] Boston e’ una citta’ metropolitana che estende le sue attivita’ economiche nella parte meridionale dello stato del New Hampshire. Questo fatto esaspera gli amministratori locali del New Hampshire perche’ vorrebbero vedere un’attivita’ economica omogenea in tutto lo Stato del New Hampshire e non solo nell’area vicina a Boston. Gli amministratori del New Hampshire cercano continuamente di fornire incentivi agli imprenditori di Boston per spostari nella parte Nord del New Hampshire, dove c’e’ piu’ disoccupazione e cercano di scoraggiare le imprese ad operare nella parte meridionale del New Hampshire, che e’ gia’ prospera. Ma con scarso successo. Il Sud del New Hampshire e’ la zona piu’ a Nord che l’espansione di Boston riesce a raggiungere. Piu’ su non ce la fa. [...]

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