LA PAGINA – Peppe Caridi Live News

L’inchiostro è il mio campo, su cui posso scrivere valorosamente; la penna, il mio aratro; le parole, la mia semente.

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POCHE PAROLE, UN FORTE RICORDO, 99 ANNI DOPO.

Pubblicato da peppecaridi su 29, Dicembre, 2007

Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni. Ululano ancora le Nereidi obliate in questo mare, e in questo cielo spesso ondeggiano pensili le città morte. Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine; e qui si fondono formando nella serenità del mattino un immenso bagno di purissimi metalli scintillanti nel liquefarsi, e qui si adagiano rendendo, tra i vapori della sera, imagine di grandi porpore cangianti di tutte le sfumature delle conchiglie. È un luogo sacro questo. Tra Scilla e Messina, in fondo al mare, sotto il cobalto azzurrissimo, sotto i metalli scintillanti dell’aurora, sotto le porpore iridescenti dell’occaso, è appiattata, dicono, la morte; non quella, per dir così, che coglie dalle piante umane ora il fiore ora il frutto, lasciando i rami liberi di fiorire ancora e di fruttare; ma quella che secca le piante stesse; non quella che pota, ma quella che sradica; non quella che lascia dietro sé lacrime, ma quella cui segue l’oblio. Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare. Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.

Giovanni Pascoli

28 dicembre 1908 – 28 dicembre 2007

Reggio e Messina Città sorelle, nel bene e nel male.

Reggio e Messina, Città sorelle in cui oggi vince la poesia, quella poesia che con la memoria del passato ha fatto resuscitare la storia distrutta quel giorno maledetto.

Da quell’orma nel cielo, da quell’eco nel mare, Reggio e Messina sono ripartite, e rappresentano oggi una sola comunità, una comunità che si identifica nei momenti più importanti del passato, belli o brutti che siano, e che ricorda 99 anni dopo il terremoto dell’alba di quel lunedì 28 dicembre come se fosse ieri.

Non era ancora l’alba e Messina dormiva il suo pesante primo sonno di città felice, ricca e spensierata. D’improvviso la furia dell’inferno si scatenò nel dolce anfiteatro dello Stretto. La città fu colta alla sprovvista. Nessuno di quelli che erano sulla terra ferma potè capire. Si udì dapprima un boato profondo e misterioso, poi la terra parve volersi scrollare di dosso le sue case, come fa un cavallo imbizzarrito. Le acque nel centro del porto parvero aprirsi. Si levarono ondate immense. Lo scoppio d’ira del mare si ripetè quattro volte nello spazio di mezz’ora. Terribile, spazzò ogni essere vivente, distruggendo le banchine del porto.
Quando la luce diventò più chiara, Messina era crollata di schianto e dalle sue rovine si levava, disperato e terrificante, l’urlo dei sepolti vivi.
In trentadue secondi la scossa sismica, sussultoria e ondulatoria, aveva raso al suolo Messina, Reggio e tutto il litorale calabro. Gli orologi, nelle case sventrate, segnavano le 5,20. In quel preciso istante, i sismografi di tutto il mondo avvertirono il sinistro segnale della lontana, immensa tragedia: il pennino dei pendoli oscillanti tracciò un disordinato scarabocchio, traducendo in grafico la simultanea fine di centoventimila vite. 

Il Monumento ai caduti, sul Lungomare di Reggio Calabria:

Uno dei nobili palazzi sul Lungomare di Reggio e il Duomo, Cattedrale della città:

Messina e Reggio viste dai loro colli:

Il Duomo e il Castello Aragonese di Reggio:

Il campanile del Duomo di Messina:

Messina, Palazzo Zanca sede del Consiglio Comunale, il Viale San Martino e l’ingresso del porto:



Il monumento agli Jonii sul Lungomare di Reggio e la vista dello Stretto dal Lungomare in notturna con la luna:

L’Etna vista da Reggio durante un’eruzione e ricoperta di neve, e Punta Faro vista da Santa Trada:

Il mare dello Stretto:

Il magico panorama serale dello Stretto di Messina dal Lungomare di Reggio Calabria:

Villa Zerbi, Lungomare di Reggio:

Piazza Castello a Reggio:

FOTOGRAFIE DI PEPPE CARIDI

5 Risposte a “POCHE PAROLE, UN FORTE RICORDO, 99 ANNI DOPO.”

  1. Sharav detto

    il pennino dei pendoli oscillanti tracciò un disordinato scarabocchio, traducendo in grafico la simultanea fine di centoventimila vite.

    Che frase!!!

  2. salvatorepalermo detto

    davvero un bel intervento peppino…e peremettimi di dirti che i fotomontaggi che hai pubblicato sono semplicemente favolosi. complimenti…

  3. [...] grazie anche a Peppe Caridi [...]

  4. peppecaridi detto

    Grazie mille, Salvo, anche se non sono “fotomontaggi” ma semplicemente delle foto naturali con delle cornici colorate e delle sfumature :)
    Ciao!!

  5. Pino detto

    Ciao peppe…approfitto dell’interessantissimo post per farti gli auguri di un buon 2008 ;-)

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